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Libia: Jalil visita i feriti, tra polemiche e misteri sui Gheddafi

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Libia: Jalil visita i feriti, tra polemiche e misteri sui Gheddafi

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I feriti vengono lasciati al proprio destino dalle nuove autorità libiche, in ospedali sovraffollati: è per bloccare sul nascere queste polemiche che Mustafa Abdel Jalil, leader del Consiglio Nazionale di Transizione libico, è andato scortato dalle telecamere a visitare i feriti nell’ospedale di Bengasi.

“Stiamo facendo del nostro meglio per accelerare l’accesso alle cure. Tutti i feriti, gravi e meno gravi, vorrebbero essere curati all’estero, e questo è difficile. Sono in concorrenza l’uno con l’altro”

Ma l’aspetto più imbarazzante per i nuovi leader libici è, in queste ore, Gheddafi: il Raìs è stato ucciso, non si sa come né da chi, ci sono file smisurate per andare a vedere i corpi, il suo e quello del figlio, per fotografarsi accanto al cimelio. Ora le autorità dicono di non voler sottopore il corpo ad autopsia, benché l’ONU e Amnesty international, e ora anche un membro del CNT, chiedano un’inchiesta sulle circostanze della morte.

Né è chiaro cosa aspettino gli attuali leader a dichiarare la fine del conflitto, alla quale dovrebbe seguire il via al processo di ricostruzione, soprattutto delle strutture democratiche. Ed ancor meno chiaro è il destino di Seif al Islam, il secondogenito di Gheddafi, dato per morto, per catturato, in fuga verso il Niger, ora proclamato capo della guerra di liberazione dalla tribù del Raìs ucciso, che rifiuta di riconoscere il nuovo regime.