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Eta: le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il conflitto

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Eta: le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il conflitto

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Cati Romero ha perso suo marito nel 1994 a Lasarte, vicino San Sebastian. Alfonso Morcillo, poliziotto è morto in un attentato dell’ETA: due persone gli spararono di fronte casa sua. Sua moglie lavora con il collettivo delle vittime del terrorismo del Paese Basco.

Cati Romero:

“Il sentimento che prevale è la tristezza, glielo dico dal profondo del cuore. Non provo il sollievo che sente la maggior parte dei politici e dei cittadini con questa enorme allegria. Io no. Una giornalista francese mi ha chiamato e mi ha dato la notizia e chiaramente ho pensato ad Alfonso. Era il mio compagno, il mio amico, un essere eccezionale, ho pensato a lui, morto 16 anni fa. Poi mi sono chiesta perché questo non è successo più di venti anni fa, se fosse successo allora, avremmo evitato tanto dolore. Con chi devo riconciliarmi? Io non lo so. Non abbiamo fatto male a nessuno. Non c‘è stato alcun scontro. Si utilizzano queste parole, conflitto, scontro, riconciliazione. Con chi? Qualcuno mi ha chiesto perdono? Il fatto è che si vuole riscrivere la storia. Si vuole far credere che c‘è stato uno scontro, un conflitto perché c’erano due fronti. Posso solo dire, a livello personale, che non mi sono scontrata con nessuno, né io, né Alfonso, se si vuole vederla in questo modo è perché si vuole riscrivere quello che è successo e spero che la gente non ci creda”.

Txelui Moreno è padre di un detenuto ritenuto membro di alcuni gruppi giovanli dell’ETA. Afferma che sui figlio Iker, imprigionato dieci mesi fa, è stato torturato. E’ ancora in attesa di un processo.

Txelui Moreno:

“Quello che non è giusto è portare i detenuti nei posto più lontani dai loro luoghi d’origine, le famiglie devono pagare un costo economico molto elevato. Ed è una specie di vendetta compiuta dallo Stato spagnolo.

La vera vittima è mio figlio, torturato per cinque giorni, provo dolore sapendo che i torturatori sono ancora vivi e sicuramente avranno una medaglia per il gran lavoro svolto, tra virgolette. Otto persone incappucciate che per cinque giorni detengono in una stanza un giovane di 23 anni, ferendolo in ogni modo, questo causa un dolore profondo ed è molto difficile”.

Javier Villagarcia, euronews:

“Oggi è un giorno molto speciale per i familiari delle vittime del terrorismo. Per la prima volta si vede la luce alla fine del tunnel di un conflitto che ha causato più di quattro decadi di sofferenza”.