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Ashton: l'Ue sostiene Libia con presenza sul terreno

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Ashton: l'Ue sostiene Libia con presenza sul terreno

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Nell’ultimo anno, il Medio Oriente e l’Africa Settentrionale sono stati protagonisti di cambiamenti epocali: i cittadini di quelle regioni hanno voluto far sentire in massa le loro voci e la loro richiesta di democrazia. Ne abbiamo parlato con Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e la sicurezza.

Fariba Mavadat: Cominciamo con la domanda più urgente, a proposito della Libia. Quando un paese non riesce nemmeno a gestirsi in proprio, e non parliamo di evolvere in un sistema democratico, come pensa di affrontare la questione e quanto pensa di farsi coinvolgere?

Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e la sicurezza: Lei ha ragione, al momento ci sono grossi problemi di sicurezza, molte armi che circolano nel paese e che dobbiamo eliminare, in modo certo e sicuro, problemi con paesi confinanti, l’esigenza di creare un corpo di polizia al servizio dei cittadini. Ecco perché siamo presenti sul terreno, sia a Bengasi che a Tripoli: per aiutare la Libia nelle sue necessità, sotto l’ombrello dell’Onu, ma anche lavorando a stretto contatto con le nuove autorità del paese.

euronews: Come intende affrontare il tema della partecipazione al potere dei gruppi islamici?

Ashton: Discutendo con Tabril e con Jalil è apparsa del tutto chiara la necessità di includere tutti. E noi abbiamo promosso e sostenuto questo punto in tutto quello che abbiamo fatto. E’ fondamentale che, mentre il paese è avviato in un processo di democratizzazione, attraverso le elezioni e quello che seguirà, è fondamentale che tutti si sentano coinvolti.

euronews: Parliamo della Tunisia dove, a differenza che in Libia, si terranno le prime elezioni dopo la caduta di Ben Ali. Come vi accerterete che questo processo non sia dirottato da una nuova dittatura?

Ashton: Ero in Tunisia due settimane fa con una task force che comprende diversi membri dell’Unione europea, membri del Parlamento, delle istituzioni, anche delle istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale, la Banca africana, e il mondo degli affari… L’obiettivo è offrire sostegno, anche economico, per consentire alla Tunisia di costruire un sistema democratico come lo vorremmo vedere in futuro. Siamo in grado di raccogliere 4 miliardi di euro per i prossimi tre anni, è un pacchetto che comprende anche il settore privato e la consulenza sul terreno. Lo dico perché anche in quell’occasione, a Tunisi, abbiamo nuovamente visto molta gente chiedere più democrazia. Spero che lunedì in Tunisia possa nascere un nuovo governo che affronti i problemi che hanno spinto la gente a scendere in strada e che riconosca l’importanza di guardare avanti.

euronews: Spostiamoci in Medio Oriente e parliamo della Siria: lei è stata molto chiara e determinata al riguardo, ma mi sembra che nelle ultime settimane questa determinazione sia diminuita.

Ashton: Niente affatto! Ma sono convinta che quello che dobbiamo fare, adesso, è agire in modo sistematico per fare pressione sulla Siria. Non accetteremo che tutto quel caos, quella distruzione, la morte che insanguina la Siria diventi mai accettabile ai nostri occhi.

euronews: In Siria potrebbe mai verificarsi uno scenario simile alla Libia?

Ashton: Ogni situazione è diversa dalle altre, sia per quanto riguarda il modo di agire a livello internazionale, sia per quanto accade sul terreno. Credo che sia sempre un errore fare di tutt’erba un fascio.