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Tunisia: tesa vigilia elettorale

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Tunisia: tesa vigilia elettorale

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La primavera araba è germogliata in Tunisia per poi espandersi lungo la sponda sud del Mediterraneo, la penisola arabica, il Medio Oriente.

Dieci mesi dopo il paese è chiamato alle urne per eleggere i suoi rappresentanti all’Assemblea Costituente che avrà il compito di gettare le basi di un nuovo stato pluripartitico.

Le incognite sono molte. L’era Ben Ali si è chiusa ma il paese è scosso da tensioni tra fazioni contrapposte

Era il 14 gennaio, neanche un mese dopo l’immolazione del giovane ambulante a Sidi Bouzid che funziono’ da miccia per la sollevazione popolare.

Ben Ali fugge in Arabia Saudita. Il suo regime dopo aver depredato il paese per 23 lunghi anni si squaglia. La strada ha vinto ma il futuro resta incerto

Non è un caso se le elezioni che dovevano inzialmente tenersi a luglio hanno subito un rinvio.

Segno che la confusione è grande. La campagna elettorale, partita in sordina, si sta chiudendo in maniera accesa con aggressioni ai danni di molti esponenti dei partiti riformatori e progressisti

Le formazioni politiche in lizza per entrare all’Assemblea sono migliaia. i candidati circa 11 mila. Ad avere piu’ chances di vittoria è Ennadha, partito religioso islamico fuorilegge sotto il regime di Ben Ali.

I voti laici si riverseranno soprattutto sul PDP, partito democratico progressista guidato da una donna. Ma anche sui socialisti di Ettakatol e sul polo guidato dagli ex comunisti di Ettajdid.

Altre formazioni che raccolgono forti consensi sono il CPR di matrice islamica e il Partito Comunista degli operai.

Ma la domanda che tutti si fanno è: “I partiti islamici come Ennadha rispetteranno il gioco democratico?”.

Rached Ghannouchi, il leader di questo partito, si è piu’ volte richiamato all’AKP turco ma i suoi detrattori sospettano invece che voglia instaurare in Tunisia la sharia e un regime teocratico.

Ennadha conquisterà in ogni caso un numero consistente di seggi nell’Assemblea che nei prossimi 12 mesi dovrà elaborare una nuova Costituzione, nominare un nuovo presidente e formare un nuovo esecutivo.

Obiettivi ambiziosi e impegnativi. Intanto il paese dopo la rivoluzione è entrato in recessione, i turisti si sono volatilizzati, la disoccupazione è salita al 20% (25% tra i giovani) e molte imprese straniere hanno chiuso i battenti.

A Sidi Bouzid, primo focolaio rivoluzionario, l’entusiasmo ha ceduto il posto alla disillusione.

La gente sperava in un cambiamento rapido e vede invece i vecchi beneficiari del regime di nuovo al loro posto.