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Il fondo salva- Stati non sarà una banca

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Il fondo salva- Stati non sarà una banca

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I 27 seguono quindi la linea tedesca che punta ad assicurare solo il rischio dei bond ‘deboli’. La garanzia potrebbe coprire il 20-30% di perdite, e variare in base alle condizioni del momento e del Paese. Tale sistema permetterebbe di aumentare la capacità del fondo salva Stati attingendo a capitali privati. Uno schema che può funzionare se si trova il giusto equilibrio con gli investitori e le banche.

Rym Ayadi, Centro per gli Studi Europei:

“Bisogna riconoscere che le banche stesse si sono esposte al debito sovrano, ma nessuno ha imposto loro di accumulare riserve di capitale per coprire eventuali perdite, quando proprio le banche hanno acquistato tali obbligazioni. Si tratta di un gioco tra i governi e le banche e le due parti devono trovare un accordo”

Secondo gli osservatori le autorità europee avrebbero valutato la necessità di ricapitalizzazione delle banche europee tra gli 80 e i 100 miliardi di euro. Una somma che tiene conto della svalutazione dei titoli obbligazionari greci.

Thierry Philipponnat, Finance Watch:

“Ci sono diversi mezzi per le banche di ricapitalizzarsi e cioè con soldi pubblici, che siano fondi europei o nazionali. Ed è la prima soluzione. Altrimenti c‘è il ricorso a capitale privato. Ma se si tratta di denaro pubblico gli Stati devono esigere dalle banche che quei soldi vengano utilizzati per i prestiti alle imprese e ai privati”

I principali istituti europei da Deutsche Bank a BNP Paribas richiederebbero capitali per importi compresi tra 10 e 20 miliardi di euro. Unicredit per quasi 12 miliardi, Intesa Sanpaolo per poco meno di 4 miliardi.