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Svizzera: l'immigrato europeo fa paura

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Svizzera: l'immigrato europeo fa paura

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L’immigrazione è uno dei temi che sta più a cuore agli svizzeri chiamati alle urne. Una questione chiave per il 35 per cento degli elvetici. Tradizionalmente terra d’accoglienza, il Paese ha cambiato volto, soprattutto da quando l’Udc, la destra populista, è diventata la principale forza politica.

Per la prima volta il sentimento di chiusura nei confronti dello straniero non riguarda solo chi viene da Paesi poveri, ma anche chi proviene dai Paesi dell’Unione Europea. E questo rischia di mettere in discussione gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione sulla libera circolazione, estesi a maggio ad altri otto Stati membri. In totale sono 25 a non essere più sottomessi alle quote di permesso né al criterio della preferenza nazionale per quanto riguarda le assunzioni.

Gli stranieri in Svizzera rappresentano il 22,3 per cento della popolazione, una cifra in costante aumento: il 2,9 per cento in più quest’anno. Il 4 per cento proviene dall’Unione Europea e dall’Islanda, dal Lichtenstein e dalla Norvegia. Le comunità più numerose sono quella italiana, tedesca, portoghese e francese.

Tra gli immigrati aumentano i laureati, in quindici anni la loro percentuale è più che raddoppiata. Una situazione che per alcuni è la causa del dumping salariale, dell’aumento degli affitti e della saturazione delle infrastrutture.

Dati che l’UDC cavalca per puntare il dito contro l’immigrazione. L’anno scorso ha lanciato l’iniziativa di un referendum sull’espulsione automatica di stranieri condannati per reati gravi, referendum approvato dalla popolazione. Ora sostiene di voler

lanciare una nuova iniziativa, contro l’immigrazione di massa.

“Non dobbiamo rifare gli stessi errori del passato”, afferma Yvan Perrin, vice-presidente dell’Udc. “Si puo’ immaginare un permesso di soggiorno morbido. Gli Stati Uniti, l’Australia, il Canada, Paesi di immigrazione, non privi di manodopera, possiedono sistemi simili”.

Paradosso, la manodopera straniera in Svizzera è considerata essenziale per sostenere l’economia nazionale.