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Shalit: il dietro le quinte di una trattativa lunga 5 anni

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Shalit: il dietro le quinte di una trattativa lunga 5 anni

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Era stato fatto prigioniero il 25 giugno del 2006.

Per piu di cinque anni la società israeliana si è mobilitata per ottenerne la liberazione. Manifestazioni, marce, campagne di stampa: il sequestro del caporale Shalit ha catalizzato le angoscie di un paese in cui quasi ogni famiglia conta tra i propri ranghi un militare.

“Il ragazzo era diventato un nostro figlio – afferma il politologo Shlomo Aronson – mamme, bambini gli scrivevano lettere. La sua fotografia ha fatto il giro di Israele, Questa pressione psicologica, questo coinvolgimento popolare ha senz’altro avuto un ruolo, questo è certo”

Ma la pressione dell’opinione pubblica da sola non avrebbe potuto portare ad un accordo. Altri elementi hanno contribuito a dare corpo a questa svolta come il cambio ai vertici dei servizi di sicurezza avvenuto 6 mesi fa. L’ex capo dei servizi era contrario ad ogni accordo, il nuovo invece no.

Il premier Netanyahu per molto tempo aveva sposato la linea della fermezza. “Con i terroristi non si tratta” diceva, ma le accuse di immobilismo rivolte all’esecutivo e la perdita di consenso interno con una crisi economica e sociale sempre piu minacciosa lo hanno spinto a cambiare strategia

L’analista Jonathan Speyer azzarda una previsione:

“Probabilmente ora dovrà fronteggiare delle critiche ma Netanyahu godrà comunque di una ritrovata popolarità”

La regione mediorientale è in ebollizione. L’Egittostavolta ha fatto da mediatore e ha avuto un ruolo cuscinetto ma nessuno sa se continuerà a rivelarsi un partner affidabile anche in futuro.

La Siria dal canto suo è sull’orlo del baratro e anche Hamas dovrà probabilemnte riposizioarsi.

Confrontato a una crisi di consenso senza precedenti il movimento integralista islamico che governa a Gaza dal 2006 doveva ridorare il proprio blasone

Per Speyer “Hamas in questa fase aveva bisogno di ottenere in un modo o nell’altro dei risultati politici. La primavera araba aveva provocato una certa marginalizzazione del movimento che si sentiva isolato, ignorato anche perchè l’Autorità palestinese invece ha ripreso a far politica”

La richiesta di riconoscimento di uno stato palestinese all’Onu ha riportato il presidente Abbas al centro della scena e Hamas che non ha appoggiato la richiesta si è sentita scavalcata

Il successo incassato con la liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi ridà slancio al movimento anche se due figure simbolo della lotta d iliberazione come Marwan Barghuti e Ahmed Saadat restano nelle galere israeliane.

Gaza per ora festeggia. Ma la crisi e il blocco israeliano che strangolano la Striscia non si cancellano con uno scambio di prigionieri e Hamas non sembra in grado di fornire le risposte che la popolazione chiede e di cui ha urgente bisogno