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Nuova Zelanda: volontari al lavoro contro la marea nera

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Nuova Zelanda: volontari al lavoro contro la marea nera

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Un esercito di volontari è alle prese con la marea nera in Nuova Zelanda. A migliaia hanno indossato guanti e tute per cercare di salvare le coste e le spiagge della baia dell’Abbondanza, il luogo più esposto dopo l’incindente alla portacontainer Rena. Quasi un centinaio di container sono finiti in mare, contengono principalmente cibo. 350 tonnellate di carburante si sono già riversate in acqua, su 1.700 a bordo. Todd Graham, della protezione civile marittima:

“Se il vento soffia verso il mare il combustibile si disperde in zone diverse. Abbiamo notato negli ultimi giorni che le aree dove è arrivato il carburante il giorno successivo erano relativamente pulite perché l’acqua si muove con le correnti. In generale, con la bassa marea il petrolio viene depositato sulla spiaggia, il che ci dà l’opportunità di andare a raccoglierlo”. La nostra corrispondente

Cécile Skovron-Mathy:

“350 tonnellate di petrolio sono già arrivate sulle spiagge. Per il momento le grosse pozze sono sparite ma restano questi piccoli residui da raccogliere. Un lavoro certosino per le 2600 persone che si sono offerte volontarie”.

La baia di Plenty è un’oasi della biodiversità e un paradiso per turisti. La marea nera ha già fatto sentire le proprie conseguenze sull’economia locale. Russel Ensor organizza giornate di pesca per turisti, un’attività che la sua famiglia ha da trent’anni.

“Nessuno vorrà più venire qui. Tutte le prenotazioni per le nostre barche sono state cancellate. Le uscite in mare anche. Le uniche telefonate che riceviamo sono da parte di persone che vogliono annullare la giornata di pesca, quindi non abbiamo molta scelta. Se rimaniamo qui andiamo in bancarotta. Ci dobbiamo spostare”.

L’imbarcazione greca continua a scivolare sulla barriera corallina di Astrolabe dove si è incagliata il 5 ottobre. I soccorritori temono che la struttura possa cedere se le condizioni del mare dovessero peggiorare come previsto.