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Le granitiche certezze di Berlusconi

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Le granitiche certezze di Berlusconi

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Ostentare certezze. Questo il verbo che sembra ispirare il premier Silvio Berlusconi. Una strategia trasformata in credo politico. Novanta le volte in cui il suo governo è finito in minoranza. Mai, però, in occasione degli oltre cinquanta voti di fiducia chiesti in appena tre anni.

 
“We reply that we will never, and particularly not in this moment, bow to this request. Not because we want to safeguard our power but because of our conviction that there is no alternative governement”
 
 
Un Aventino, la strategia annunciata dall’opposizione: lasciare cioè i banchi della camera per il discorso del premier e rientrare soltanto per il voto.
 
Ogni volta capace di rialzare la testa e a salvarsi da tempeste giudiziarie e crisi di popolarità, Berlusconi sembra tuttavia aver cominciato a perdere la presa sui suoi stessi uomini. Sempre più palpabili le inquietudini fra i banchi della maggioranza.
 
Punta dell’iceberg le crescenti frizioni con Giulio Tremonti. Un rapporto sempre più tormentato, quello con il Ministro delle Finanze, all’ombra del quale il dissenso continua a montare e non soltanto all’interno del Parlamento.
 
Recenti sondaggi parlano di un tasso di popolarità di Berlusconi ai minimi storici del ventiquattro per cento. Al motto di “Yes we camp”, l’esasperazione dei suoi oppositori si trasforma a Roma in cortei e accampamenti improvvisati, sulla scia degli Indignados. Nel mirino dei manifestanti soprattutto l’incerta gestione della crisi.
 
 
 
“Sfiducia” la risposta di mercati finanziari e agenzie di rating ai numeri dell’economia italiana: un debito di millenovecento miliardi di euro pari al centoventi per cento del prodotto interno lordo, una crescita di poco superiore allo zero e una disoccupazione che tocca i suoi massimi fra i giovani fino a venticinque anni.
 

 
 
Questa crisi ha dunque risvolti ampi, ma uno svolgimento, e un esito, tutti politici. Berlusconi aveva deciso di porre la questione di fiducia per sbloccare la situazione dopo che il suo governo era stato messo in minoranza martedì scorso sull’articolo uno del rendiconto di bilancio del duemiladieci. Una bocciatura che avrebbe potuto mettere a rischio anche la presentazione del decreto per lo sviluppo dell’economia, che il Presidente del Consiglio ha annunciato per la settimana prossima.  

Romano: Berlusconi punta a elezioni anticipate

Il governo Berlusconi, alla cinquantunesima fiducia in tre anni, va avanti. Ma resta diviso e con un leader indebolito da scandali e guai giudiziari. Quali sono le conseguenze per l’Italia, che deve affrontare crisi economica, speculazione finanziaria e riforme?

Manuela Scarpellini, euronews

Il governo passa ma di misura: come potrà andare avanti?

Sergio Romano

“Anzitutto non proprio di misura: 316 è esattamente l’obiettivo che Berlusconi si era prefisso. E rappresenta pur sempre un buon risultato. Tutto sommato il governo è andato avanti e continua ad avere una maggioranza. Il problema è che all’interno del governo vi sono fronde molto importanti che comininciano a dubitare di Berlusconi e pensano che il loro futuro con Berlusconi è un futuro incerto. Quindi non è detto che questo voto di fiducia si traduca in una stabilità a durata indeterminata”.

euronews

“Berlusconi ha ottenuto la fiducia della Camera, ma avrà anche quella dei mercati?”

Sergio Romano

“Non c‘è molta razionalità nei mercati, non aspettiamoci dai mercati delle indicazioni razionali. Piuttosto dobbiamo anche chiederci che cosa accadrebbe il giorno in cui Berlusconi cadesse: anche in quel caso probabilmente i mercati avrebbero delle reazioni di perplessità e scetticismo, comincerebbero a pensare che di nuovo l’Italia è in crisi. No, il problema è fondamentalmente italiano, non è un problema dei mercati su cui abbiamo un’influenza molto limitata”.

euronews

“Questo voto dà credibilità all’Italia in Europa e nel mondo?”.

Sergio Romano

“L’Europa deve necessariamente trattare con chi governa l’Italia in quel particolare momento. Certo, forse il cambiamento di Berlusconi aggiungerebbe un po’ più di credibilità all’Italia perchè rappresenta un problema, non c‘è dubbio, e credo che la maggioranza degli italiani ne sia consapevole”.

euronews

“Basta questo voto per far ripartire l’Italia e farle affrontare le grandi sfide che l’attendono?”

Sergio Romano

“Io credo che Berlusconi pensi alle elezioni anticipate nella primavera dell’anno prossimo.

Non bisogna dimenticare, cosa che al di fuori dell’Italia probabilmente non possono capire, che noi abbiamo un referendum abrogativo in corso per l’eliminazione di quella legge elettorale che piace a Berlusconi e Bossi perché permette di controllare i loro partiti. Se la Corte suprema, la Corte costituzionale italiana, decide che questo referendum si può fare, Berlusconi non ha altra soluzione, altra alternativa, fuorché il ricorso alle elezioni anticipate perchè preferisce andare alle urne con questa legge piuttosto che aspettare la evoca di una legge che a lui conviene”.