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Processo Bout: l'accusa, un trafficante d'armi pronto a tutto

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Processo Bout: l'accusa, un trafficante d'armi pronto a tutto

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Un trafficante d’armi pronto a tutto, che avrebbe voluto vendere un arsenale per uccidere degli americani. E’ l’accusa contro Viktor Bout, espressa dal procuratore di New York all’inizio del processo.

Accompagnato dalla moglie, il cosiddetto “mercante della morte”, ex agente del Kgb, è accusato di aver tentato di vedere missili, kalashnikov e altre armi ai ribelli colombiani delle Farc da usare contro piloti americani.

Il processo potrebbe portare a rivelazioni su un tema sensibile come quello del traffico d’armi. “Più si presenta come un trafficante d’armi professionista, più la giuria sarà meno simpatica con lui”, sostiene John Coffee, professore alla Columbia. “Non è molto efficace dire ai giudici: sono il più grande trafficante d’armi nel mondo e posso raccontarvi tutto sulle attività illecite che fanno da retroscena negli Stati Uniti e in Russia. E’ interessante ma non efficace, perché la giuria penserebbe che questa persona merita di stare dietro le sbarre”.

I guerriglieri delle Farc con i quali Bout avrebbe tentato l’affare erano in realtà agenti segreti statunitensi che lo hanno arrestato nel 2008 in Thailandia.