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Primarie: come riconciliare cittadini e politica

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Primarie: come riconciliare cittadini e politica

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Poco più di qualche centinaio di manifestanti in Francia, lunedì, hanno risposto all’appello dei sindacati contro il piano d’austerità.
 
Oltre due milioni e mezzo invece i  francesi che, mercoledì sera,  hanno assistito  all’ultimo dibattito televisivo per le primarie socialiste.
 
La differenza di partecipazione salta agli occhi, soprattutto in un Paese, la Francia, che ha fatto dello sciopero, la voce democraticata di un popolo che vuole ancora di contare.
  
Una cosa è sicura: organizzando le primarie, il partito socialista francese ha voluto dare un segnale forte al suo elettorato, che gli sfidanti del ballottaggio di domenica hanno spiegato con parole semplici:
 
 
Martin Aubry:
 
“La gente vuole scegliere , non vuole che le si dica che cosa deve fare. È per questo che ho voluto le primarie. È importante la scelta che farà”.
 
 François Hollande:
“Ci aspettavamo un milione di elettori, ce ne sono sttai due milioni e 700 che hanno votato con entusiasmo e responsabilità. Dobbiamo essere all’altezza delle primarie”.
 
I primi in Europa a organizzare le primarie  sono stati gli  italiani  nel 2005, furono le primarie per designare il candidato premier che avrebbe sfidato Silvio Berlusconi.
Il popolo di sinistra scelse Romano Prodi.
Da allora, per la sinistra italiana, le primarie sono una un appuntamento inderogabile.
 

Alla base la volontà di cambiare la classe politica, stessa volontà che troviamo nel movimento spagnolo degli indignati,  straripato nelle strade madrilene, e non solo, lo scorso maggio.
L’80% degli indignati in Spagna denuncia una politica intenta a sbrigare solo i propri affari nel totale oblio dei cittadini.
 
Le primarie testimoniano di una crescita della democrazia partecipativa, e comunque, stando al politologo francese Marc Lazar,  hanno dei limiti.
 
Sono una possibile risposta alla crisi della politica e della sinistra, ma non la risposta in assoluto.
 
OKPrimarie in Francia: più democrazia?
 
Si registra in Europa una vera crisi di sfiducia dell’opinione pubblica rispetto ai partiti politici e ai politici in generale. Questo tipo di meccanismo, come le primarie socialiste in Francia, potrebbe contribuire a ristabilire un legame con l’elettorato? Ne parliamo con Daniel Boy, ricercatore alla facoltà di Scienze politiche di Parigi.
 
euronews
Le primarie socialiste in Francia, secondo l’analisi più condivisa, dopo il terzo e ultimo confronto televisivo fra i candidati sono un successo. Come si spiega?
 
Daniel Boy
I partiti in Francia non rappresentano molte persone. Non più dell’uno, due per cento dei francesi sono iscritti ai partiti, tasso particolarmente basso. Di conseguenza nel caso di un candidato scelto dai militanti per un’elezione presidenziale, che in Francia è un’elezione importante, gli elettori non avevano la sensazione di aver potuto davvero scegliere all’interno del partito tra una persona e l’altra. 
Le primarie imitano il meccanismo attuato da molto tempo negli Stati Uniti. Penso che i francesi siano rimasti colpiti dalle primarie statunitensi tra Obama et Hillary Clinton. E in fin dei conti, ciò offre più modi per decidere. Si vota non solo il giorno dell’elezione ufficiale ma anche prima, scegliendo tra diversi candidati. Credo che il meccanismo sia stato ben seguito dai francesi, prova lo sia il numero delle persone di sinistra venute a votare per queste elezioni. Ciò aggiunge democrazia, in un certo senso.
 
euronews
Le società europee attraversano una crisi profonda, non solo la Francia. Questo tipo di voto può riconciliare la popolazione con la classe politica?
 
Boy
Riconciliare è una parola forse troppo forte. Perché la vera riconciliazione ci sarebbe a mio avviso con persone al potere competenti, vicine alla gente. In fin dei conti è ciò che auspica l’opinione pubblica europea: avere dei dirigenti che siano vicini, esenti da problemi come la corruzione, per esempio. E poi persone che siano capaci di farci uscire dal problema numero uno, la crisi economica. Non ci siamo ancora. Non abbiamo trovato queste persone miracolose. Assistiamo a rapide alternanze politiche, si dà fiducia prima da una parte poi dall’altra. E non si profilano soluzioni all’orizzonte. Allora la soluzione delle politiche è sfortunatamente legata a un miglioramento della situazione economica e finanziaria dei diversi paesi europei.
 
euronews
Per la sinistra francese, o per lo meno per una sua parte, è un modo per arginare il voto populista, per evitare che gli scontenti votino per il Front national? 
 
Boy
Dubito che ciò impedisca che gli scontenti votino per il Front national. Il problema è semmai: quanti scontenti, quale percentuale? È un dato che avrà il suo peso fin dal primo turno delle presidenziali, come nel 2002, per far passare il candidato d’estrema destra? Per ora non lo sappiamo. Il populismo si nutre di voci, di rancori, non necessariamente di dibattiti politici illuminati. Non sono convinto che questa frazione dell’elettorato che si sente esclusa e che è in collera contro la politica abbia davvero la pazienza e la curiosità di seguire i dibattiti. È forse un po’ pessimista ma non sono convinto che ciò cambi radicalmente l’ondata populista che si osserva in Europa e in Francia.