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La piccola Slovacchia tiene in scacco l'eurozona

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La piccola Slovacchia tiene in scacco l'eurozona

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Un no che pesa come un macigno nella fragile costruzione europea.

Un no, che domani diventerà un si ma che per qualche ora ha tenuto in scacco i 17 Paesi della zona euro.

Il ‘‘no’‘ della Slovacchia, uno dei paesi più piccoli del club comunitario e uno dei più poveri della zona euro, ripropone la domanda: come rendere l’Unione europea una costruzione snella e in grado di reagire rapidamente senza intaccare i principi basilari di democrazia.

Un voto sconsiderato, per quest’eurodeputato slovacco, Eduard Kukan, dovuto a un comportamento irresponsabile della coalizione al governo.

“La Slovacchia si è azzoppata da sola, danneggiando la propria immagine a livello internazionale”.

Nel 2010 Bratislava aveva dato il suo sì alla creazione del Fondo salva stati, al quale avrebbe dovuto contribuire con circa 4,4 miliardi di euro.

Con la riforma, il contributo è passato a 7,7 miliardi, cifra ritenuta inammissibile dai liberali della SaS, Libertà e Solidarietà, partito di governo, che hanno chiesto, vincolando il voto positivo, a Bruxelles di concedere al Paese di non pagare la propria quota o di ridurla.

Il meccanismo salva stati vittima di giochi politici interni, come illustarno le parole di un eurodeputato slovacco intervistato da euronews mercoledi mattina:

Boris Zala, eurodeputato slovacco:

“Voteremo sì a una sola condizione, la condizione è che si tengano le elezioni anticipate e che la data sia fissata. A questo punto voteremo a favore del Fondo europeo”.

Nel 2007 il Trattato di Lisbona è stato firmato dalla Slovacchia di Robert Fico, allora premier e oggi leader del partito d’opposizione.

Il fine del Lisbona, entrato in vigore nel 2009, era: ammodernare e snellire l’architettura europea, infondendo nuova coerenza e legittimità democratica .

La politica interna di un Paese invece torna a interferire pesantemente negli affari comunitari tanto che Francia e Germania reclamano modifiche al trattato.

Martedì intanto la Grecia ha avuto il sì di principio dalla troika europea a ricevere la sesta tranche di aiuti internazionali da 8 miliardi.

La Grecia si salva in corner, per il momento anche l’Europa.