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Timoshenko tra luci e ombre

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Timoshenko tra luci e ombre

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L’eroina della rivoluzione arancione ha abusato di potere per fini criminali. Con questa motivazione la giustizia di Kiev condanna a sette anni di reclusione e a una pena pecuniaria di 137 milioni di euro, Julia Timoshenko.

Tanto carismatica quanto controversa, Timoshenko non lascia nessuno indifferente.

Dopo la laurea in economia, si fa strada nel mondo del capitalismo post-sovietico molto in fretta.

Prima con un negozietto di videonoleggio, ma troverà il settore degli idrocarburi presto più conveniente. Da qui il soprannome di principessa del gas.

La falsa bionda conosce già le patrie galere, nel 2001 sconta un mese di carcere sempre per un affare legato alle forniture di gas, all’epoca dirige la società energetica United Energy System che ottiene il monopolio per importare gas russo.È condannata per concussione e contrabbando di gas

La politica la tenta e frequenta l’ambiente dietro le quinte, per preparare la sua ascesa solo una volta che l’Ucraina ottiene la sua indipendenza.

La rivoluzione arancione la vive da protagonista. Nel 2004 affianca Viktor Iushenko e sposa la rivolta pacifica che chiede l’annullamento della vittoria di Viktor Ianukovich, designato successore del presidente uscente Leonid Kuchma.

Eletto presidente, il filoccidentale, Viktor Iushenko la sceglie come primo ministro.

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L’idillio dura però appena otto mesi, poi, dopo reciproche accuse di corruzione e incompetenza, Iushenko la liquida e lei si trasforma in sua acerrima rivale.

La riconciliazione arriva nel 2007, Timoshenko è di nuovo premier.

È alla fine del 2008 che la crisi del gas bussa alla sua porta: quest’ingegnere gestionale, abituata a trattare e trafficare in un ambiente di soli uomini, nel 2009, negozia con Vladimir Putin l’intesa che metterà fine alla guerra del gas tra Kiev e Mosca.