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Rugby: la febbre da All Blacks colpisce anche le pecore

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Rugby: la febbre da All Blacks colpisce anche le pecore

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Mentre le grandi città della Nuova Zelanda sono travolte dall’uragano scatenato dalla Coppa del Mondo di Rugby, andiamo a vedere cosa succede nei piccoli villaggi sperduti, dove il numero di pecore supera (e di molto) quello degli abitanti.

Mark Watson vive a Gisborne, a 500 chilometri da Auckland. Ogni giorno si prende cura di 1600 tra pecore e mucche. E’ un affare di famiglia, che viene tramandato da 4 generazioni. E il Rugby non puo’ certo fermarlo.

“Certo, potrei partire per il weekend per vedere la finale, ma in questo periodo dell’anno siamo molto occupati e quindi non me lo posso permettere”.

Nonostante le pecore e il lavoro vengano prima di tutto, Mark e la sua famiglia sono grandi tifosi degli All Blacks. E’ per questo che, a ogni match di Richie McCaw e compagni, si trovano a casa di amici a guardare e commentare le loro imprese.

“Che preoccupano ora sono gli infortuni, che portano i giocatori ad abbandonare. Ad esempio abbiamo perso Dan Carter per il resto dei mondiali e questo è stato davvero un grande colpo”.

Finito il match pero’, Mark torna nei suoi 680 ettari di terreno, a occuparsi dei suoi animali e a portare avanti la fattoria. In attesa del prossimo incontro e sperando che l’ultimo sia solo il 23 ottobre, ad Auckland. La finale.

“Oggi gli allevatori di pecore rappresentano meno del 10% della popolazione nel Paese, ma gli All Blacks possono contare sul loro sostegno.

Il rugby è la prima religione in Nuova Zelanda, la Coppa del Mondo coinvolge tutti, anche qui, nei luoghi piu’ remoti”.