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Francia primarie socialiste: come incarnare la svolta

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Francia primarie socialiste: come incarnare la svolta

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In testa al primo turno delle primarie socialiste francesi, François Hollande, ex segretario del partito socialista, con quasi il 40% delle preferenze, si candida a strappare alla rivale-alleata, Martine Aubry, attuale leader dei socialisti d’oltralpe, l’incoronazione ufficiale domenica prossima.

Il margine di manovra è stretto, i due candidati devono distinguersi ricorrendo a un linguaggio più o meno identico.

“Sono il candidato del cambiamento”.

“Al secondo turno porterò il cambiamento necessario”.

La missione: incarnare la svolta.

Ma come far capire che solo uno dei due è capace?

La scelta non poggerà sulle idee, sulle battaglie, così almeno credono in molti, ma piuttosto sullo stile, sull’approccio politico-sociale dei due. Sulle ambizioni. Ben diverse.

Aubry è arrivata nell’agone presidenziale un po’ per caso, mentre Hollande accarezza l’idea di diventare presidente da tempo.

Alle parole Aubry preferisce i fatti. Non essendo una grande comunicatrice fa leva sulla sua esperienza, anche come ex ministro, e sulle riforme di cui si è fatta promotrice.

Hollande vola basso per quanto riguarda la sua esperienza di potere, è uomo d’ombra; è all’ombra di personaggi come Lionel Jospin ,che ha costruito la sua ascesa politica.

Punta tutto sulla comunicazione e sull’immagine.

Nel 2007, all’indomani della sconfitta elettorale entrambi non immaginavano neppure lontanamente quale destino li avrebbe accomunati oggi.

Le differenze sul programma si risolvono in sfumature. Aubry costretta a rispettare fino alla virgola, il progetto ufficiale del partito, fa un discorso esaustivo di sinistra; Hollande candidato del realismo economico batte su giovani e fisco.

Punti che allontanano i due candidati: sul fisco Hollande chiede una riforma coraggiosa, mentre Aubry conduce la sua battaglia sul fronte delle nicchie fiscali.

Anche sui giovani i due hanno idee diverse, per favorire l’impiego giovanile, Hollande propone un esonero fiscale di cinque anni per l’azienda.

Per Aubry l’idea risulterebbe alla fine troppo costosa e difende invece i contratti giovanili il che potrebbero creare 300 mila nuovi impieghi nei prossimi 5 anni.