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Egitto: tensione ai funerali dei copti uccisi

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Egitto: tensione ai funerali dei copti uccisi

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Al Cairo, i funerali dei cristiani uccisi ieri negli scontri con le forze dell’ordine sono stati una nuova occasione di tensione.

Migliaia di persone si sono radunate attorno all’ospedale copto in cui si trovavano le salme. Un blindato della polizia sarebbe stato dato alle fiamme.

Ieri la manifestazione della minoranza cristiana contro le autorità militari e contro il governatore di Assuan, accusati di non tutelare i copti, si è trasformata in un bagno di sangue con una trentina di morti e circa 270 feriti.

Oggi il governo ha esaminato la questione in una riunione d’emergenza, ma la rabbia dei cristiani è alle stelle.

“Tutto quello che so – racconta una donna – è che ho perso la fiducia in chiunque. Non parlatemi dell’esercito, dell’Egitto, del governo, di quello che volete. Io ero lì, sono stata picchiata, chiedo a Dio perché mi ha lasciato vivere di fronte a questo. Quelli che sono morti sono in pace ora.”

Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha incaricato il consiglio dei ministri di formare una

commissione d’inchiesta per identificare i provocatori che ieri avrebbero trasformato il corteo pacifico dei copti in una protesta violenta. Ma è lo stesso esercito ad essere messo sotto accusa da molti, dopo aver represso la manifestazione con mezzi blindati lanciati tra la folla a tutta velocità.

La storia dei cristiano copti è complessa. Minoranza in un Paese a forte maggioranza musulmana, sono cittadini di serie b a tutti gli effetti.

Il modello di convivenza con i musulmani regge più o meno fino allo choc petrolifero del 1973.

Quando milioni di egiziani partono verso i Paesi del Golfo per trovare lavoro e vengono conquistati dal rigore wahhabita.

A partire da questo momento violenza e discriminazione contro i copti diventano piu frequenti.

“Non c‘è sicurezza, non c‘è protezione. Solo Dio ci protegge, , le chiese sono date alle fiamme, le ragazze vengono rapite, i negozi e case attaccati”.

L’avanzata dell’islam fondamentalista rende la situazione più difficile, in questo clima si consuma l’attentato di maggio al Cairo, che fa 15 morti e quello di Alessandria d’Egitto il 1 gennaio, 23 le vittime.

Eppure la primavera araba, piazza Tahrir e le giornate di occupazione fanno sperare in una pagina di convivenza nuova .

La delusione è dietro l’angolo, i musulmani agitano il corano, mentre i copti brandiscono la croce come simbolo politico.

Boutros am Babola:

“Avevamo grandi aspettative dopo la rivoluzione, ma i salafiti e i fratelli musulmani si sono impossessati della rivoluzione, l’hanno fatta propria.. Adesso vogliono fare dell’Egitto uno stato religioso, che avrà lo stesso destino dell’Afghanistan, del Pakistan e dell’Iran”.

Su 80 milioni di abitanti, i copti sono circa un 10%, stimano di essere poco rappresentati al governo, ritengono di essere vittime di discriminazione per quanto riguarda posti importanti nel campo della giustizia, all’università e in polizia.

Nei programmi scolastici non si fa alcun cenno alla loro storia.

Um Gamal, cristiano copto:

“Se si dicesse ai propri bambini che non c‘è alcuna differenza tra musulmani e cristiani, che siamo fratelli, vivremmo in pace da tempo. Ma nessuno lo dice”.

Quello copto resta un cristianesimo intriso di misticismo e cultura araba, un ponte tra occidente e oriente. Da preservare,per i più.