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Premio Nobel per la pace: i favoriti

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Premio Nobel per la pace: i favoriti

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Non è da cercare necessariamente fra gli eroi della Primavera araba il prossimo Nobel per la pace: lo ha detto Thorbjoern Jagland, presidente del comitato del Premio, che una settimana fa ha scelto il vincitore fra 241 candidature, una cifra record.

Tra i super favoriti infatti c‘è la blogger tunisina Lina Ben Mhenni.

Ma anche il Movimento Giovanile del 6 Aprile, battezzato dai social network e divenuto il cuore delle manifestazioni di piazza Tahrir.

Forse bisognerebbe assegnare il Premio non a chi rappresenta un Paese che si è già liberato dalla dittatura, ma a chi lotta ancora per la libertà, come in Siria e Yemen. Ad affermarlo l’attivista egiziana Israa Abdul-Fattah, anche lei nella rosa dei favoriti.

Altro scenario: la Liberia. Il suo presidente, Ellen Johnson Sirleaf, è stata la prima donna capo di Stato in Africa. L’eventuale Nobel per la pace le arriverebbe quattro giorni prima delle elezioni in cui è candidata per un secondo mandato.

Sima Sadar oggi guida la Commissione indipendente afghana per i diritti umani. Nel 2001 è stata la prima donna ministro nella storia del Paese. Ma, accusata di blasfemia da un gruppo islamista, nel 2002 è stata sostituita nel nuovo governo di Hamid Karzai.

Ancora in primo piano la lotta in rosa per la libertà: anche le Dame Bianche di Cuba potrebbero vincere il Nobel per la Pace. Il gruppo raduna le mogli e le madri dei prigionieri politici. Da sette anni marcia pacificamente contro il regime, nonostante la violenze e le percosse spesso subite.