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Italia il giorno dopo. Allarme per il downgrading

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Italia il giorno dopo. Allarme per il downgrading

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Non era mai successo negli ultimi vent’anni.

Il declassamento del rating dell’Italia deciso ieri da Moody’s è un campanello d’allarme che preoccupa industriali, sindacati e forze politiche d’opposizione.

Il governo invece attraverso il presidente del Consiglio Berlusconi si dice sicuro che “nulla sia cambiato”.

E’ utile quindi sentire il parere di un economista estraneo all’arena italiana, David Jones di IG Index:

“E’ una mossa preoccupante quella di Moody’s perchè è sempre in questo modo che in passato sono scoppiate le crisi. C‘è stata evidentemente la percezione che prestare a un paese come l’Italia stia diventando sempre più rischioso. Sono le stesse preoccupazioni che nutriamo per la Grecia e l’Irlanda che continuano a propagarsi. Il downgrade dell’Italia mostra che la crisi del debito in Europa non affatto sotto controllo”

A preoccupare sono soprattutto le prospettive di crescita. Il 2012, dicono le previsioni, sarà ancora peggiore del 2011. Il debito italiano, inferiore solo a quello della Grecia, è l’altra spina nel fianco mentre per quanto riguarda il deficit l’Italia è messa meglio della media degli altri paesi della zona Euro.

La crisi si ripercuote sui consumi e non si intravedono misure strutturali capaci di ridare fiducia al sistema-paese. Se è difficile immaginare un default dell’Italia è vero anche che il tasso di rendimento delle obbligazioni italiane sta diventando proibitivo.

E a far sorridere non bastano i rialzi della Borsa registrati mercoledì.