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Il delitto di Perugia. Un processo show lungo 4 anni.

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Il delitto di Perugia. Un processo show lungo 4 anni.

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L’hanno ribattezzata “la villetta degli orrori”. Qui a Perugia il due novembre del 2007 viene trovata morta Meredith Kercher. Il corpo semi-nudo, abusato, martoriato da 43 coltellate. Uno dei delitti più efferati degli ultimi anni in Italia.

Meredith aveva 21 anni. Originaria di Leeds nel Regno Unito era venuta a Perugia per studiare; piena di vita come la coinquilina Amanda Knox. Solare la prima, estroversa la seconda. Nel mezzo un gioco erotico, un rifiuto e la tragedia.

Il 6 novembre Amanda Knox studentessa americana di Seattle e il suo fidanzato Raffaele Sollecito vengono arrestati. In manette finisce anche Patrick Lumumba. Il musicista congolese viene rilasciato quasi subito per mancanza di prove.

Spunta una quarta persona: Rudy Hermann Guedè, è il 20 novembre l’ivoriano viene estradato dalla Germania, dove è stato arrestato, e condotto in carcere non appena rientrato in Italia.

Guede sceglie il rito immediato. Nel dicembre del 2009 la Corte d’assise d’appello di Perugia concede le attenuanti generiche. Riduce la condanna da 30 a 16 anni, pena confermata in via definitiva nel 2010. Tra le motivazioni il fatto che non fosse stato lui ad impugnare il coltello che ha inflitto alla vittima il colpo mortale, pur avendo preso parte all’omicidio di Meredith.

Il 16 gennaio 2009 si apre a Perugia il processo di primo grado contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La difesa chiede per entrambi l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

La falsa accusa contro Lumumba, indicato come l’assassino, peggiora la posizione di Amanda e la fa apparire come una ragazza fredda, calcolatrice e senza scrupoli.

Nel dicembre del 2009 la corte riconosce Amanda e Raffaele colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannandoli rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere.

Nel novembre del 2010 si8 torna in Aula. I due fidanzatini sembrano diversi. Si commuovono. Si dichiarano ancora una volta innocenti.

La Corte d’assise d’appello di Perugia dispone una nuova perizia ‘super partes’ per le tracce genetiche sul coltello e sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima quando venne uccisa.

L’indagine forense trova che molte delle prove del dna che inchiodano Amanda e Raffaele sono inaffidabili.

Lo scorso 24 settembre la Procura è tornata a chiedere l’ergastolo per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Nei giorni a seguire le difese hanno invocato l’assoluzione.