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Perché la Cina aiuta l'Europa?

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Perché la Cina aiuta l'Europa?

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Il ritorno della paura del pericolo giallo. Un concetto nato nell’Ottocento, e riesumato, con l’esplosione demografica, negli anni Settanta del Novecento, torna oggi a far capolino in Occidente. La Cina è ormai la seconda potenza economica mondiale dietro gli Stati uniti, e ora si lancia in aiuto dei paesi europei schiacciati dal debito. Allora, è lecito avere paura del Dragone?

Da diversi mesi Pechino si presenta come il salvatore di una zona euro nella bufera. Arriva in un paese, ne acquista parte dei debito pubblico, e di conseguenza ovunque si presenti Wen Jabao è accolto con il tappeto rosso. E lui pianta, idealmente, la sua bandierina. C‘è già chi parla di colonizzazione.

La Cina può permetterselo: un Pil a quasi 6 mila miliardi di dollari, una crescita intorno al 10 per cento, ed esportazioni mondiali schizzate dall’uno al 10 per cento in trent’anni. Verso l’Europa ne parte il 28 per cento.

Allora, basta attingere ai 2.800 miliardi di dollari di riserve di valuta estera a disposizione: 5,6 miliardi di euro alla Spagna, altri 5 al Portogallo… Secondo i calcoli del Financial Times, lo stock del debito pubblico europeo in mani cinesi oggi sarebbe pari a circa 630 miliardi di euro, il 7 per cento del totale.

Ma perché la Cina viene in aiuto alla zona euro? Difficile che si tratti di puro altruismo, ma altrettanto che sia per delirio di conquista. Alla base, c‘è un pragmatismo di fondo: L’Europa – l’abbiamo visto con le esportazioni – è un partner commerciale privilegiato per il colosso orientale. Che non ha quindi nessun interesse a vederla fallire.

E poi, ci sono le eventuali contropartite politiche e diplomatiche. In particolare, Pechino vorrebbe farsi riconoscere lo status di economia di mercato prima del 2016, data prevista dall’Organizzazione mondiale del commercio, per veder crollare una serie di barriere doganali.

Sarà quindi il Dragone a salvare il mondo? Difficile, anche se lo volesse: fra crescita prevista in calo già dall’anno prossimo e opposizione interna, anche il miracolo giallo, come il pericolo giallo, sembra rivelarsi niente più che un mito.

*“L’inflazione il vero problema della Cina” *
 
 
Il giorno della festa nazionale lancia tradizionalmente in Cina un periodo di cerimonie per ricordare vecchi e nuovi successi.
Sarà diverso quest’anno.
Con noi l’autore di “Come la pensano i leader cinesi” Robert Laurence Kuhn.
 
Molti fuochi d’artificio per la settimana d’oro in Cina,  ma anche preoccupazioni sull’economia, Inflazione e debito fanno calare ombre sui festeggiamenti, quest’anno.
 
 
Robert Kuhn:
“Siamo a un anno dal 18 congresso del partito, i mesi che verranno saranno molto delicati, ci sarà un cambiamento generazionale della leadership subito dopo il Congresso.
Il cambiamento di leadership rende il momento particolarmente delicato, il cambiamento non riguarda solo il leader, ma tutto il suo entourage.
Il 2011, dal punto di vista diplomatico, è stato migliore rispetto al 2010, che a dirla tutta è stato un disastro.
L’inflazione è il punto più critico. La Cina è molto preoccupata per quel che riguarda il controllo dell’inflazione, i numeri peraltro sono discordi, qual‘è il vero tasso d’inflazione? Qual è il sentimento della gente?
La leadership cinese è tutta concentrata sul contenimento dell’inflazione”. 
 
 
 
euronews:
La Cina è preoccupata anche per situazioni che hanno luogo lontano da casa propria, è stata una forte sostenitrice europea nell’attuale crisi, ma ha chiesto all’Europa di riconoscere la propria economia di mercato.
È tempo di rendere il dovuto? Dobbiamo attenderci
 duri negoziati al prossimo Summit Cina -Europa?
 

Robert Kuhn:  
“Credo che la Cina voglia avere un certo riconoscimento, cosa accade in Europa è cruciale per la Cina.
La Cina aiuta l’Europa per aver un proprio tornaconto, vorrebbe avere il riconoscimento a livello mondiale della propria economia.
Forse potrebbe risolvere i problemi del mondo, a volte il resto del mondo esagera nell’indicare l’impatto che la Cina potrebbe avere, sia questo positivo o negativo.
Ma in termini di crescita globale, se si guarda il tasso di crescita cinese, anche se è sceso al 9%, è ampiamente positivo, rispetto agli Stati Uniti e all’Europa”.
 
euronews:
Ha difficoltà con l’Europa, ma ne ha molte di più con gli Stati Uniti. Nei prossimi giorni, il senato voterà la normativa che prende di mira la politica monetaria cinese considerata sleale.
Pechino contrattaccherà?
 

Robert Kuhn:  
“La mia paura è che repubblicani e democratici, nei prossimi mesi, mesi pre-elettorali, concorderanno solo su azioni aggressive nei confronti della Cina
Non sarà molto saggio, ma a Washington penserà che si tratta di buone mosse politiche.
Se accadrà, sperò comunque di no, La Cina passerà al contrattacco per limitare i danni.
I dirigenti cinesi devono reagire per avere una risposta da dare ai propri cittadini, ma non sarà una reazione forte”.