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Diritto di voto alle donne saudite, un primo passo

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Diritto di voto alle donne saudite, un primo passo

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Potranno votare, ma ancora non possono guidare un’auto. A partire dal 2015, le donne saudite non saranno più escluse dalle elezioni municipali, le uniche aperte allo scrutinio popolare nel paese. E dal 2013 potranno entrare nella shura, un’assemblea con funzione consultiva nominata dal re. L’annuncio del sovrano è stato accolto positivamente dagli attivisti. Yvonne Ridley, International Muslim Women’s Union: “E’ un’ottima notizia per le donne saudite che non possono esercitare alcun potere. Ne conosco alcune che aspettavano questo momento. Durante le ultime elezioni ero a Riyad e una donna mi ha detto: Questa volta non votiamo, ma voteremo la prossima, e ci candideremo anche”.

Ma la strada verso il riconsocimento dei diritti delle donne è ancora lunga in Arabia Saudita, un paese dove gli integralisti islamici si oppongono a qualunque miglioramento della condizione femminile. Senza il permesso di un famigliare maschio, una donna non può lavorare, viaggiare, neppure rivolgersi a un medico. E naturalmente non può guidare. Un divieto che ha alimentato non poche proteste durante l’estate. Alcune hanno pagato il prezzo del loro dissenso con l’arresto, altre hanno subito danneggiamenti ai loro veicoli o hanno ricevuto insulti.

Massoud Shadjareh, Islamic Human Rights Comission: “All’inizio credevo che questo annuncio fosse uno scherzo… In un paese come l’Arabia Saudita, dove nessuno può partecipare alla politica, la realtà è che si vive in una specie di dittatura… e concedere il diritto di voto alle donne,… in questo contesto… Per chi voteranno? Per chi amministrerà il quartiere”.

Questo regno ultraconservatore appare sempre più isolato tra i paesi musulmani della regione: Qatar, Emirati Arabi Uniti e Iran hanno da tempo riconosciuto alle donne il diritto di votare e candidarsi. L’ultimo è stato il Kuwait, nel 2006. Prima che si vedano donne saudite in fila ai seggi, bisognerà attendere altri quattro anni. Solo allora si potrà valutare se l’annuncio del monarca wahabita è stato un impegno serio o semplice propaganda.