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Arabia Saudita: donne ammesse al voto, ma dal 2015

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Arabia Saudita: donne ammesse al voto, ma dal 2015

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La monarchia saudita riconosce i diritti politici alle donne. Ma non subito. Le signore potranno votare ed essere elette, a partire dal 2015, alle elezioni dei consigli municipali, uniche consultazioni popolari nel regno dove vige l’interpretazione più severa dell’Islam sunnita: il wahabismo.

“Grazie a questa decisione – sostiene Fawziyah Abu Khalid, dottoranda in sociologia politica all’Università re Saud – alla donna saudita sarà consentito per la prima volta nella storia dopo l’istituzione dell’Arabia Saudita di avere uno spazio di partecipazione politica”.

Il re Abdullah bin Abdulaziz al-Saud ha annunciato che le donne potranno accedere – sempre tra 4 anni – al Consiglio della Shura, i cui membri sono di esclusiva nomina del monarca. Un’assise che ha valenza consultiva non vincolante. Una farsa, denunciano le organizzazioni per i diritti umani.

“Inizialmente, ho pensato, onestamente, che si trattasse di uno scherzo – spiega Massoud Shadjareh, della commissione britannica per i diritti umani nei Paesi islamici – Perché in una società come l’Arabia Saudita, dove nessuno può dare il proprio contributo alla politica, la realtà è che c‘è una dittatura totale. Riconoscere il diritto alle donne di votare: votare per che cosa? Votare per chi amministra il proprio quartiere”.

Il divieto di voto era motivato con la difficoltà di istituire seggi elettorali separati, come impone la Sharia. In attesa del 2015, nel 2011 alle donne saudite non è concesso di viaggiare, guidare, lavorare o sottoporsi a un’operazione medica senza il permesso del capo famiglia.