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Declassamento dell'Italia, un allarme per l'eurozona

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Declassamento dell'Italia, un allarme per l'eurozona

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Prima le critiche di Moody’s sulla manovra correttiva italiana, che colpirebbe gli enti locali già a corto di liquidità. Poi l’affondo di Standard & Poor’s, che declassa il rating dell’Italia e lascia la porta aperta a nuovi tagli in futuro.

Di doccia fredda non si può parlare, la decisione era già nell’aria. Ma per il governo di Roma suona come una bocciatura, tanto che il premier entra subito in polemica con l’agenzia di rating, suggerendo che abbia espresso una valutazione politica.

Ma il dramma italiano è tutto nei numeri: un debito pubblico da 1.900 miliardi di euro e un’economia che, secondo l’Fmi, quest’anno crescerà meno del previsto, ad appena lo 0,6 per cento. Crescita debole e fragilità della coalizione di governo – secondo l’agenzia americana – limiteranno la capacità dello stato di affrontare la crisi.

“Per l’Europa è un nuovo campanello di allarme – sostiene Gavin Jones di Reuters – Fin tanto che la crisi del debito era limitata a economie più piccole come quelle di Grecia, Portogallo e Irlanda, poteva sembrare gestibile. Ma se investe l’Italia, è tutto un altro discorso”.

Il fatto che la notizia non sia giunta del tutto inaspettata ha contribuito a mitigare la reazione sui mercati. Ma cresce il timore che il contagio si allarghi nell’eurozona e che le misure adottate per rimettere ordine nelle finanze finiscano per deprimere ulteriormente una crescita già lenta.

Annibale Fracasso, euronews: Il taglio del rating sul debito italiano è una nuova tegola per la credibilità, non solo economica, dell’Italia. Professor Tito Boeri, come mai mentre la Grecia sta per fallire, Standard & Poor’s si accanisce sull’Italia?

Tito Boeri, docente di economia all’Università Bocconi di Milano: Abbiamo un Governo che ha dimostrato di fronte a questa grande crisi di credibilità quasi di non riuscire a chiudere una manovra dell’entità richiesta. Alla fine si è arrivati a una manovra che è comunque fortemente recessiva e che non fa nulla per sostenere la crescita italiana. Quindi c‘è una valutazione politica sul nostro paese: abbiamo un governo che non è in grado di sostenere la sfida della crisi che abbiamo di fronte.

euronews: Non crede che queste nuove forti tensioni sul debito italiano rischino di fragilizzare ancor più l’Euro, tramortendo l’intera Eurolandia?

Boeri: Sicuramente, e fino a quando era soltanto la Grecia ad essere coinvolta, la gestione di una crisi di un paese periferico era fattibile nell’ambito degli strumenti che l’UE e l’Unione monetaria europea si era già dati, in particolare il fondo di salvataggio o gli interventi della BCE. Quando c‘è un paese coinvolto come nel caso dell’Italia, l’intervento europeo è chiaramente molto meno efficace. L’Italia non puo’ aspettare l’intervento dell’Europa, deve intervenire da sola ed è per questo che bisognerebbe avere un governo in grado di agire in questo momento.

euronews: Ora anche Moody’s sarà certamente sotto pressione per intervenire sul debito italiano. Ma Prof. Boeri, l’Italia ha appena varato una manovra da 60 miliardi di euro, cosa bisogna dare in pasto ai mercati internazionali per allentare la pressione sull’Italia? Le dimissioni del governo Berlusconi?

Boeri: Il modo di rassicurare i mercati internazionali è quello di varare subito un pacchetto per la crescita. Mi sembra che questo governo non sia capace di farlo. C‘è sicuramente un problema di credibilità personale del nostro Presidente del Consiglio. Temo che la strada obbligata sia quella anche di un cambiamento politico in questo momento.

euronews: Barack Obama ha chiamato Angela Merkel per cercare con la Germania una via d’uscita alla crisi. Tuttavia non sembra che ci siano concordanze di vedute sulle due sponde dell’Atlantico. Negli Stati Uniti si privilegiano politiche che portino rapidamente alla crescita economica, qui da noi in Europa tutto è orientato al pareggio di bilancio.

Boeri: In Europa ci sono differenze molto importanti tra i diversi paesi. La Germania viene da un boom economico è sta solo adesso rallentando dopo aver recuperato il periodo di recessione. La Spagna ha avviato processi di consolidazione fiscale in cui comunque ci sono misure per la crescita e non a caso il paese viene oggi premiato dai mercati perchè lo spread della Spagna è inferiore a quello del nostro paese. Purtroppo, un paese come l’Italia, che è quello più importante negli equilibri dell’euro – data la sua dimensione e anche a causa del suo debito pubblico – sta facendo una manovra recessiva.

euronews: Tra meno di due mesi Mario Draghi prenderà la presidenza della BCE. Intanto, 10 giorni fa, Jurgen Stark ha sbattuto la porta in polemica contro l’acquisto dei bond italiani. E poi c‘è la Grecia. Insomma, un vero rompicato per Draghi.

Boeri: E’ un compito difficilissimo. Ma lui ha le competenze giuste per portarlo avanti, non solo per la sua competenza di banchiere centrale, ma anche come guida del Financial Stability Forum, e quindi è in grado di capire quali sono le esigenze e le misure da adottare. Non aspettiamoci un Draghi che sostiene la posizione dell’Italia. Al contrario, dovrà agire dal punto di vista dell’euro e delle esigenze comuni dei paesi dell’eurozona. Certamente è importante avere una persona della sua competenza, del suo livello e della sua indipendenza in quella posizione.