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Crisi Belgio: Reynders, tempi lunghi per negoziati

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Crisi Belgio: Reynders, tempi lunghi per negoziati

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Una crisi politica senza fine quella che sta colpendo il Belgio. Da un lato, il premier ad Interim, Yves Leterme, che prefersice l’incarico di vice-segretario dell’Ocse, dall’altro il re Alberto II che rientra a Bruxelles per l’ennesima bagarre e sullo sfondo, i negoziati per la formazione di un nuovo governo che vanno avanti dalle elezioni del 13 giugno 2010 a causa delle forti divergenze tra francofoni e fiamminghi sul futuro delle istituzioni del regno.

La giornalista di euronews, Alan Gülsüm, per discutere della crisi politica in Belgio, ma anche della crisi dell’euro ha intervistao Didier Reynders, ministro belga della Finanze. Un ministro senza governo da oltre 450 giorni.

Alan Gülsüm, euronews: “Signor Reynders. come si fa a gestire le finanze, quando le decisioni sono limitate alla normale amministrazione?”

Didier Reynders, ministro delle finanze belga: “È vero che questo governo ha poteri limitati, ma può prendere decisioni di emergenza, decisioni che proteggano gli interessi del paese, naturalmente. Soprattutto si può fare se si ha il supporto del parlamento. Il corrente governo ha una maggioranza parlamentare, diversa se confrontata ad altri paesi, ma abbiamo un governo che ha la maggioranza in parlamento. In altri paesi, i governi che sono in minoranza devono ottenere il sostegno dell’opposizione. Pertanto, le decisioni le prendiamo ogni volta in Parlamento. È così che abbiamo fatto un bilancio per il 2011, è così che abbiamo deciso far partecipare il Belgio nelle operazioni in Libia. E questo è il modo in cui

nelle prossime settimane, spero che si possa sviluppare e votare il bilancio 2012. Nei giorni scorsi, inoltre, sono stato in Parlamento a votare per l’attuazione di alcune decisioni europee sul miglioramento della stabilità finanziaria, penso sia importante che il Belgio fosse tra i primi stati dell’Unione Europea ad attuare le decisioni prese al vertice del 21 Luglio. Quindi è vero che non c‘è un governo in pieno esercizio, ma possiamo prendere tutte le decisioni per proteggere gli interessi nazionali e, soprattutto, possiamo fare molto di più che sostenere il governo”.

euronews: “Yves Leterme, il primo ministro ha annunciato la sua partenza per l’OCSE nel momento in cui si profilava un accordo: si vede la fine del tunnel?”

Reynders: “Penso che sia molto difficile arrivare rapidamente alla fine dei negoziati per formare un nuovo governo. Quel che è certo è che almeno alcune cose stanno progredendo nei negoziati, ma c‘è ancora molto lavoro da fare. Oltre a questo, il primo ministro resterà comunque fino alla fine dell’anno”.

euronews: “Riuscirà Yves Leterme a gestire la crisi?”

Reynders: “È prassi solitamente, nel governo belga, che in assenza del primo ministro, sia il numero due del governo ad assumere le funzioni, ma non è questo il caso, Yves Leterme rimarrà fino alla fine dell’anno e probabilmente realizzeremo con lui la manovra di bilancio 2012. Spero che

prima della fine dell’anno avremo un nuovo governo, ma è una questione di prassi più che di funzione”.

euronews: “Per affrontare la crisi il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker chiede al Belgio di fare riforme strutturali. Come fare senza governo?”

Reynders: “È meglio farle con un nuovo governo. Ma l’attuale esecutivo, può far affidamento sul Parlamento. Ci sono due riforme chiave da fare in Belgio, la prima è quelle delle pensioni, come è stato fatto in molti altri paesi. Oggi ci rendiamo conto che il finanziamento delle pensioni sarà sempre più pesantemente nei prossimi anni. E per finanziare le pensioni, non dobbiamo fare solo le riforme, ma si deve garantire anche che ci siano più persone con un lavoro. La seconda riforma è quella del mercato del lavoro. In Belgio l’uscita dal mercato dal lavoro è a circa 58 anni, troppo presto, ma non si tratta di aumentare l’età pensionabile a 65 anni, ma di garantire che si allunghi da 60 a 62 e probabilmente un domani a 65. Il premier andrà in parlamento per attuare queste riforme. Jean-Claude Juncker ha ragione, come tutti i paesi l’area dell’euro, il Belgio deve attuare riforme fondamentali e la nostra responsabilità e la mia come ministro delle Finanze, qualunque sia il clima politico in Belgio, è quella di mostrare che le decisioni vengono prese”.

euronews: “I leader politici spesso si incontrano qui a Bruxelles per discutere della Grecia che è sull’orlo del fallimento. In questi giorni si moltiplicano le voci sulla Grecia fuori dalla zona euro. Pensa che questa possibilità si concretizzatizzerà?”

Reynders: “Spero di no perché è una visione catastrofica. Potrei dire esagerando che la Grecia potrebbe uscire, ma anche altri Paesi e si procederebbe ad una distruzione di tutta l’Europa, di tutta la zona euro. L’Europa è stata costruita ogni volta su una crisi. Una crisi richiede una forza di gestione a breve termine per garantire che i Greci adottino le misure necessarie per ripristinare la loro situazione. Diamo loro il tempo per tornare a una situazione economica, fiscale e sociale migliore. Ma oltre a questo, si deve pensare a riforme più forti e sono convinto che nei mesi futuri dovremo rafforzare l’integrazione nella zona euro, e avere un ministro delle finanze permanente europeo, come suggerito da Jean-Claude Trichet, che può dare alla zona euro e all’Unione europea la capacità di prendere decisioni anche quando gli Stati non ne prendono, di agire, e poi bisogna avere uno strumento, non c’ è un ministro delle Finanze senza tesoro, senza tesoriere, e per questo ci vogliono le euro obbligazioni, ma noi avremo entrambi allo stesso tempo”.

euronews: “I ministri delle finanze dei 27 si riuniranno questo fine settimana in Polonia per parlare della Grecia. Molti paesi richiedono garanzie sull’aiuto concesso alla Grecia. È la fine della solidarietà europea?”

Reynders: “Beh è ​​un rischio, tutti noi sappiamo che queste richieste provengono da paesi i cui partiti politici un pò populisti tendono ad opporsi all’evoluzione europea e notoriamente alla solidarietà in Europa. Va preso in considerazione, è il dibattito democratico. Credo che se un Paese come la Finlandia, per citarne uno, chiede garanzie, significa che il Paese dovrebbe ricevere un prezzo inferiore per questi prestiti: se chiedi garanzie, non si puoi richiedere un tasso di interesse più alto. Se l’operazione in corso in Grecia andrà bene, se in ultima analisi, la Grecia rimborsasse i prestiti richiesti, la Finlandia riceverebbe meno in cambio perché avrà richiesto garanzie. Questo spiega perché altri Paesi come il Belgio non richiedono garanzie, in primo luogo perché vogliamo mostrare solidarietà, perché siamo convinti che le cose cambieranno molto, che la Grecia rimborserà i suoi prestiti, e noi avremo un tasso di interesse più elevato”.