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Libia, crimini di guerra da entrambe le parti

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Libia, crimini di guerra da entrambe le parti

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Crimini di guerra e abusi contro i diritti dell’uomo sono stati commessi in Libia; ma non solo dalle truppe fedeli a Gheddafi. Secondo un rapporto appena pubblicato da Amnesty International, anche i ribelli che fanno capo al Consiglio nazionale di transizione si sono resi responsabili di gravi reati.

“Penso che sia importante, nonostante le sfide che stanno affrontando – dice il rappresentante di Amnesty International Claudio Cordone -, che i nuovi dirigenti considerino prioritarie le condizioni dei centri di detenzione, perché ogni giorno ci sono persone che vengono rinchiuse e picchiate. E’ successo anche davanti ai nostri occhi. Il rischio di abuso è alto, non vengono celebrati processi ed è cruciale che ci sia un’autorità centrale che abbia la responsabilità dei centri di detenzione”.

Il ministro dell’interno ad interim riconosce che le truppe ribelli possano essersi lasciate andare a scorrettezze, ma respinge l’accusa di crimini contro l’umanità.

“Penso che non ci siano stati crimini di guerra – afferma Mohammed Al-Alagi -. I ribelli non sono militari, ma gente comune. Potranno aver compiuto qualche errore, ma sicuramente non possiamo definirli come crimini di guerra”.

Il rapporto di Amnesty elenca le stragi compiute durante i combattimenti, come quella del 23 agosto scorso, giorno della conquista di Tripoli: 50 corpi carbonizzati, probabilmente di ribelli, vennero scoperti nei pressi del quartier generale della famigerata Brigata Khamis diretta dal figlio di Gheddafi.