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Iva, pensioni e non solo. Berlusconi e la "manovra delle polemiche"

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Iva, pensioni e non solo. Berlusconi e la "manovra delle polemiche"

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Le polemiche inseguono Berlusconi anche a Bruxelles. “Alibi” l’interpretazione che anche qui i manifestanti hanno dato all’iniziativa del Premier di disertare la convocazione dei giudici napoletani, per rassicurare l’Europa sulla solidità della manovra economica.

Alla vigilia del voto e della fiducia alla Camera, la promessa del “primo pareggio in bilancio in 135 anni” non sembra convincere la piazza.

“La manovra può avere l’effetto di ridurre il deficit – dice uno dei manifestanti, intervenuto davanti alla sede del Consiglio Europeo – ma è anche una manovra molto pesante sulle prospettive di crescita”.

“Il fatto che questa manovra sia stata riscritta 4-5 volte – gli fa eco un’altra partecipante – è la prova del fatto che il governo non è in grado di rispondere alle esigenze del Paese, che è necessario imporre delle pressioni europee ed internazionali per arrivare a dei risultati, che sono, comunque, risultati minimi”.

Diffuso ben oltre estrema sinistra, popolo viola e Movimento cinque stelle, lo scetticismo continua ad alimentare proteste anche fra gli amministratori provenienti dai ranghi della maggioranza.

A quella dei sindaci a cui si unirà giovedì il primo cittadino di Roma Gianni Alemanno, Conferenza delle Regioni, Upi e Anci hanno annunciato che faranno seguire una nuova mobilitazione il 23 settembre a Perugia, per denunciare quelle che considerano “gravi conseguenze” su imprese, lavoro e servizi al cittadino.

I sostenitori della manovra ritengono tuttavia che un debito ormai pari al 120% del PIL non lasci spazio a a grandi alternative. Da qui l’incremento dell’Iva al 21%: una scelta sofferta ma da cui – nonostante i dubbi degli Uffici della Camera, il governo conta di ricavare oltre 4 miliardi annui. E se per i redditi superiori ai 300.000 euro è previsto un contributo di solidarietà del 3%, le donne pagheranno con un’anticipazione del graduale allineamento dell’età pensionabile ai 65 anni a partire dal 2014.

Tagli fino al 20% sono poi in menù per le indennità dei deputati con redditi superiori ai 150.000 euro. Ma in nome dell’indipendenza del Parlamento, il via libera spetta qui all’Ufficio di Presidenza di Montecitorio.