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Rischio default Grecia fa tremare le banche francesi

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Rischio default Grecia fa tremare le banche francesi

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Da venticello a uragano, il rischio di un default finanzario della Grecia sta disegnando scenari da brivido per il settore bancario europeo.

Drammaticamente a corto di liquidità, Atene ha varato una nuova tassa sugli immobili, nel tentativo di assicurarsi una vitale tranche da 8 miliardi di euro con cui allontanare la prospettiva della bancarotta.

Un’eventualità che ormai non è più tabù, così come non lo è l’uscita della Grecia dall’euro. A cascata, ne risentirebbero le banche europee, e in particolare francesi, che ora rischiano di subire un downgrade da parte dell’agenzia Moody’s, a causa della loro esposizione al debito sovrano di Atene.

Tra gli istituti francesi, a rischiare di più è Bnp Paribas, che ha in cassa 5 miliardi di euro in bond greci. Seguono Société Générale, con 2,6 miliardi, Caisse d’Epargne Banque Populaire, con 1,2 miliardi, e infine Crédit Agricole, con 600 milioni di euro.

Tra gli economisti, si fa largo l’ipotesi di una ristrutturazione controllata del debito di Atene. André Sapir, analista per il think tank Bruegel: “Penso che la prospettiva di un fallimento della Grecia sia reale già da diversi mesi. La domanda che ci poniamo è: quando? Ciò che sarebbe veramente disastroso sarebbe una bancarotta non preparata: vale a dire una ristrutturazione del debito greco più importante di quella del 21 luglio scorso”.

Il governatore della Banca di Francia ha rassicurato i risparmiatori sulla solidità degli istituti di credito, che potrebbero essere incoraggiati a fondersi per diventare più forti. L’estrema ratio, la nazionalizzazione, non piacerebbe ai mercati e nemmeno all’opinione pubblica, stanca di soluzioni che ripartiscono le perdite e privatizzano i profitti.

Annibale Fracasso, euronews: Il panico e le vendite massicce attanagliano da tre mesi le borse europee. Oggi le banche francesi sono sulla linea di tiro e l’euro è ai minimi degli ultimi dieci anni. Philippe Waechter, lei è direttore di studi economici presso Natixis Asset Management: la bolla finanziaria è arrivata drammaticamente nel cuore dell’Europa?

Philippe Waechter: Il problema che ha tenuto banco, durante l’ultimo fine settimana, è che dopo le dimissioni di Jurgen Stark dalle sue funzioni di capo economista della Bce, avremmo potuto aspettarci… o quantomeno avremmo potuto sperare in interventi molto più decisi da parte dei vari governi… Il fatto è che venerdì scorso, venerdì pomeriggio, le anticipazioni degli investitori riflettevano un forte interrogativo sulla situazione della zona euro, sul modo in cui la Grecia potrebbe uscire da questo momento difficile. Ci troviamo in una situazione molto pericolosa che necessita senza dubbio di un intervento da parte dei poteri pubblici perché l’euro è, prima di tutto, il prodotto di una volontà politica. L’Europa è una costruzione politica e quindi i governi devono farsi sentire, devono dare un segnale, devono dare un senso a questa costruzione della zona euro, a questa costruzione europea. Ed è questo che oggi attendono gli investitori.

euronews: La situazione sta peggiorando: Bnp Paribas, Credit Agricole e Société Générale, ovvero i tre pilastri sui quali si fonda il sistema bancario francese, potrebbero essere nazionalizzati. Non c‘è il rischio di infiammare ancora di più i mercati finanziari e di fare esplodere la zona euro?

Waechter: Queste banche possiedono degli attivi, dei titoli di debiti sovrani, italiani o greci, ed è evidente che la degradazione di questi debiti sovrani può pesare in portafoglio. E’ per questo motivo che, anziché attendere che per le banche le cose si mettano davvero male in modo durevole, la Banca centrale europea dovrebbe intervenire per limitare i rischi associati alla situazione attuale: perché se questi rischi si materializzano, le conseguenze saranno drammatiche.

euronews: Le dimissioni di Jurgen Stark sono la prova di un aggravarsi delle tensioni tra nord e sud dell’Europa?

Waechter: La tensione si avverte innanzitutto in seno alla Banca centrale europea. Già nel mese di agosto, in occasione della conferenza stampa di Jean Claude Trichet, era chiaro che non tutti nella Bce erano d’accordo sul programma di acquisto di obbligazioni di paesi in difficoltà. Ora, le dimissioni di Stark potrebbero restituire alla Banca centrale europea una certa libertà di intervenire sul debito in modo più diretto e forse più duraturo. A giudicare dal suo curriculum, il successore di Jurgen Stark sembra più pragmatico. Forse, con il suo arrivo nel board della Bce, la ricerca di una soluzione potrebbe essere più facile.