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Israele-Turchia: da alleati a nemici per la pelle

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Israele-Turchia: da alleati a nemici per la pelle

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C‘è stato un tempo in cui le relazioni tra Ankara andavano a cento all’ora.

A dirla tutta la Turchia era uno dei pochi alleati di Israele nella regione.

Un accordo strategico militare legava i due Paesi dagli anni Novanta, accordo sostenuto dagli Stati Uniti.

Tutto è rimesso in causa nell’inverno del 2008, quando Israele lancia su Gaza l’operazione Piombo Fuso. Questo a qualche giorno dalle dichiarazioni ufficiali secondo cui Israele afferma di non aver in mente niente di simile.

L’operazione farà circa 1400 morti tra i palestinesi, 300 bambini e centinaia di civili.

La Turchia alza il tono. In occasione del forum economico di Davos,il premier turco Erdogan si rivolge al presidente israeliano Shimon Peres, dandogli praticamente dell’assassino:

Erdogan à Davos nel gennaio del 2009:

“Ha una voce forte lei, forse si sente un po’ colpevole, ha fatto un discorso forte. Ebbene lei ha ucciso un sacco di persone”.

Erdogan lascerà Davos così e l’incidente diplomatico sancirà un cambiamento radicale nelle relazioni tra i due Paesi.

Seguirà questa serie televisiva che, manco a dirlo, esaspererà gli animi fin nelle più alte sfere: i telefilm sono incentrati su 007 israeliani intenti nelle loro manovre più sporche.

Israele non perde l’occasione per convocare l’ambasciatore turco e avere una spiegazione.

Il diplomatico verrà ricevuto come un signor nessuno.

Cosa che Ankara vivrà come una grande umiliazione.

A sferrare il colpo fatale sarà l’assalto israeliano contro la flottiglia umanitaria diretta a Gaza con cui si cerca di aggirare il blocco della Striscia palestinese.

Nove turchi, imbarcati nella Mavi Marmara, vengono uccisi. Ankara richiama il proprio ambasciatore a Tel Aviv e pretende scuse ufficiali.

Una soddisfazione che Israele non darà mai all’ex alleato. A sostenere Tel Aviv anche il rapporto Onu di qualche giorno fa, secondo cui Israele avrebbe agito per legittima difesa.

“Declassiamo le nostre relazioni diplomatiche con Israele a livello di segreteria”. Ha detto qualche giorno fa Erdogan.

Seguirà la sospensione delle relazioni commerciali e militari.

Ma la rappresaglia diplomatica di Ankara non si arresta qui: minaccia ancora di far scortare le navi turche destinate a Gaza dall’esercito.

Un’andata, insomma, che sembra senza ritorno.

OK “Tra Ankara e Tel Aviv la crisi potrebbe accentuarsi”

Turchia e Israele, una volta Nazioni amiche del Medio Oriente, si trovano ora in posizioni opposte. Nel momento in cui le relazioni tra i due Paesi sono al punto di rottura, il premier turco Erdoğan si reca in visita nei Paesi della primavera araba.

Per discutere della crisi turco-israeliana abbiamo in collegamento da Istanbul il giornalista Mete Çubukçu.

Gizem Adal, euronews: Come definirebbe questa iniziativa del premier turco Erdoğan?

Mete Çubukçu: “Ci sono tre aspetti importanti. Il primo è: dopo il primo periodo di rivolte nel mondo arabo, la Turchia non ha preso posizione al fianco dei governi, ma al fianco delle popolazioni. Il secondo aspetto è: la Turchia conferma il suo ruolo di principale attore nella regione, prima e durante le rivolte. Questa visita può essere considerata come un’estensione di tale politica. Il terzo, e più notevole aspetto è: a causa dell’attuale crisi con Israele, la parte egiziana del viaggio è molto importante. Perché le relazioni tra Egitto e Israele hanno conosciuto crisi ricorrenti e sappiamo che Erdogan sta sostenendo posizioni anti-israeliane”.

Gizem Adal, euronews: Se guardiamo alle dichiarazioni rese da entrambi i Paesi, sembra che la tensione tra Turchia e Israele stia aumentando, piuttosto che diminuire. Fino a che punto potrà arrivare? Pensa che potrebbe esserci un vero conflitto tra i due Stati?

Mete Çubukçu: “Finché le due condizioni poste dalla Turchia (le scuse e l’indennizzo) non saranno soddisfatte, sembra che la soluzione della crisi non sia possibile. Perché prima di tutto, il governo pone la richiesta in quanto Stato e secondariamente anche come una questione d’onore. La maggior parte della popolazione lo sostiene. Se Israele accettasse queste due condizioni, la posizione turca sul blocco di Gaza potrebbe ammorbidirsi fino a scomparire. Ma finché le condizioni non saranno rispettate la crisi si aggraverà; anche sulla questione della libertà di navigazione, si può arrivare a un punto in cui le tensioni riemergono; possiamo già vederne i primi segni. Perché la flotta militare turca comincerà a incrociare nel Mediterraneo e quindi la crisi potrebbe aggravarsi”.

Gizem Adal, euronews: Quali saranno le conseguenze nella regione di questa tensione? Che cosa potrebbe succedere nel Medio Oriente?

Mete Çubukçu: “Se guardiamo al Medio Oriente, alla trasformazione chiamata primavera araba, vediamo un’evoluzione. Che cosa accadrà nel breve periodo? Dobbiamo guardare alla Siria e a come la Libia si ristabilirà. Ma nel lungo periodo, è soprattutto la Turchia che sta facendo uno sforzo per realizzare una nuova politica dicendo che sta dalla parte delle popolazioni. Pensate che Israele possa leggere tra le righe? Francamente, ho i miei dubbi.

In Israele, l’attuale governo non sembra in grado di comprendere il processo in corso. Resta in silenzio. Non compie alcun passo per contribuire al processo di pace e sembra che sta perdendo anche gli amici che aveva. Ora, con la primavera araba, ci saranno nuovi governi eletti in modo democratico, non le vecchie dittature con cui gli esecutivi israeliani sembravano lavorare più volentieri. Quindi, è possibile che Israele vada incontro a periodi più difficili. Credo che potrebbe rimanere isolato nella regione. Israele potrebbe anche adottare una politica più minacciosa nei confronti dei Paesi vicini”.