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Kabul ricorda la Cassandra che mise in guardia dall'11/9

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A dieci anni dalla sua morte, l’Afghanistan piange Ahmed Shan Massoud: uomo simbolo della resistenza anti-taleban, che cercò invano di mettere in guardia Washington dalla minaccia di Al Qaida.

Due giorni appena prima dell’attentato alle Torri Gemelle, a metterlo definitivamente a tacere sono due kamikaze camuffati da giornalisti. Inutile l’appello a premunirsi contro un attacco sul proprio suolo che nelle settimane precedenti aveva portato direttamente negli Stati Uniti.

“Sapevamo che aveva ragione – dice oggi il fratello Wali Massoud -. Ne eravamo profondamente convinti. E per questo riteniamo che il governo americano abbia commesso un’enorme ingenuità a non ascoltare ciò di cui Massoud lo aveva messo in guardia, in proposito delle minacce provenienti dai taleban pachistani in Afghanistan. Un’ingenuità che gli Stati Uniti hanno purtroppo pagato cara. In migliaia hanno perso la vita, perché non si è voluto ascoltare qualcuno che si trovava sul campo”.

I compagni d’armi di un tempo celebrano oggi le sue gesta, sostenendo che da solo Massoud fosse riuscito a tenere meglio testa ai taleban, di quanto abbia poi fatto la coalizione internazionale.

I detrattori gli rimproverano dal canto loro di aver alimentato il caos, che all’inizio degli anni novanta accompagnò l’entrata dei mujaheddin a Kabul.

Ma mentre il Paese lo celebra come un eroe nazionale, col passare del tempo, cresce in molti il timore che con lui sia morto anche il sogno di un Afghanistan unito e sovrano che l’aveva sempre guidato nelle sue lotte.

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(6) A dieci anni dalla sua morte, l’Afghanistan piange Ahmed Shan Massoud: uomo simbolo della resistenza anti-taleban, che cercò invano di mettere in guardia Washington dalla minaccia di Al Qaida. (11)

(22) Due giorni appena prima dell’attentato alle Torri Gemelle, a metterlo definitivamente a tacere sono due kamikaze camuffati da giornalisti. Inutile l’appello a premunirsi contro un attacco sul proprio suolo che nelle settimane precedenti aveva portato direttamente negli Stati Uniti. (16/15)

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“Sapevamo che aveva ragione – dice oggi il fratello Wali Massoud -. Ne eravamo profondamente convinti. E per questo riteniamo che il governo americano abbia commesso un’enorme ingenuità a non ascoltare ciò di cui Massoud lo aveva messo in guardia, in proposito delle minacce provenienti dai taleban pachistani in Afghanistan. Un’ingenuità che gli Stati Uniti hanno purtroppo pagato cara. In migliaia hanno perso la vita, perché non si è voluto ascoltare qualcuno che si trovava sul campo”. (25/27)

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(2’07) I compagni d’armi di un tempo celebrano oggi le sue gesta, sostenendo che da solo Massoud fosse riuscito a tenere meglio testa ai taleban, di quanto abbia poi fatto la coalizione internazionale. (11/13)

(20’) I detrattori gli rimproverano dal canto loro di aver alimentato il caos, che all’inizio degli anni novanta accompagnò l’entrata dei mujaheddin a Kabul. (8/10)

(2’30) Ma mentre il Paese lo celebra come un eroe nazionale, col passare del tempo, cresce in molti il timore che con lui sia morto anche il sogno di un Afghanistan unito e sovrano che l’aveva sempre guidato nelle sue lotte. (12/13)