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La Nuova Zelanda celebra il suo pioniere dell'Everest

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La Nuova Zelanda celebra il suo pioniere dell'Everest

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All’ombra del rugby, Auckland celebra in questi giorni un altro suo eroe. “Dall’Everest a Blackpool” il titolo della mostra fotografica dedicata a Sir Edmund Hillary: orgoglio nazionale e primo uomo che, dopo un fallimentare tentativo nel 1951, due anni dopo scalò con il suo sherpa la più alta vetta del mondo.

Alla collezione di onoreficienze e all’effigie che a lungo l’ha ricordato sul dollaro neozelandese, Wellington ha affiancato di recente un ulteriore omaggio, ribattezzando Hillary Ridge uno dei colli del monte dove usava allenarsi.

“L’Everest è una scalata molto difficile. – dice oggi suo figlio Peter -. Probabilmente la più tecnica, mai fatta da mio padre nel corso della sua carriera da alpinista. Per lui credo sia quindi uno straordinario omaggio. E’ bellissimo oggi salire sul Mount Cook, alzare lo sguardo e vedere lì la Hillary Ridge. Per noi è un’enorme emozione e lui credo ne sarebbe orgoglioso”.

Cinquantasette anni, Peter Hillary ha seguito le orme del padre. Per ben due volte sull’Everest, ancora oggi non dimentica però fascino e valore sentimentale dei paesaggi della sua terra.

“Dopo la morte di mia madre e mia sorella in un incidente aereo in Nepal era sempre qui sulla Piha Beach – dice -, che con mio padre venivamo a cercare un po’ di sollievo. Passeggiare su queste spiagge era per lui un classico. Dall’estremità meridionale arrivavamo fino a qui e poi tornavamo in dietro… Era un modo per pensare a loro e fare i conti con il nostro lutto”.

E’ l’insaziabile fame di scoperte, che rivive ora nella mostra di Auckland: la scalata di altri dieci picchi himalayani tra il ’56 e il ’65, che a Sir Hedmund hanno regalato la cittadinanza onoraria nepalese e al mondo uno dei suoi più memorabili e affascinanti esploratori.