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New York: i pompieri dell'11 settembre

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New York: i pompieri dell'11 settembre

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L’11 settembre di dieci anni fa a New York scoppiava l’inferno.

John Jonas, vigile del Fire Departement di NY :

“Stavamo salvando una donna, la seconda torre è collassata su se stessa mentre noi eravamo al 4°piano”.

Il capitano John Jonas, così come gli uomini che ha salvato, ripensano con incredulità a quello che hanno passato quel 9 settembre di 10 anni fa.

Judy Jonas è la moglie di John:

Judy Jonas:

“Mi avevano detto che John era rimasto intrappolato. Tre suoi colleghi vennero a casa, mi ricordo che eravamo in cucina, mi abbracciarono, stavo piangendo, ero piuttosto preoccupata e mi dissero: stai tranquilla riporteremo John a casa, ce la faremo. Ma anche loro piangevano”.

Captain John Jonas:

“Siamo riusciti a sfuggire a quell’inferno, ma se fossimo stati un po’più veloci, se fossimo arrivati prima al piano terra non saremmo sopravvissuti. ma anche se fossimo stati un po’ più lenti o ci fossimo trovati al 5° piano non ce l’avremmo fatta. Bisognava essere dove eravamo noi”.

Judy Jonas :

“John continua a chiedersi perché lui sia sopravvissuto e tanta altra brava gente invece non ce l’abbiano fatta. Ricordando quei momenti trova un po’ di pace dicendo: spero di essere stato utile”.

Danny Mugan, 48 anni, negli ultimi 12 anni ha fatto il pompiere. Non ama ricordare l’11 settembre.

Sa quali rischi corre facendo questo lavoro.

“È duro da dire ma purtroppo è così: in tutti i settori, quando ci ammaliamo veniamo sostituiti. Nel nostro caso qualcuno deve morire perché le cose migliorino”.

“Prima nessuno portava questo gancio, adesso, visto che cinque dei nostri sono morti, è obbligatorio, possiamo lanciarci dalla finestra. Mi aggangio e posso saltare giù per 15 metri.

L’11 settembre di 10 anni fa, 343 pompieri morirono. Tra i sopravvissuti molti hanno lasciato il lavoro per ragioni fisiche o psicologiche.

Tutti quelli che abbiamo incontrato ci hanno detto di aver lavorato senza maschere, sapevano quanto sarebbe stato nocivo per loro, ma hanno voluto correre questo rischio.

Il dibattito sugli indennizzi per i problemi di salute è ancora aperto.

A Ground Zero abbiamo incontrato Brenda Berkman,la prima donna pompiere di New York. L’11 settembre non era di turno ma venne a lavorare comunque. Oggi è in pensione.

Brenda Berkman:

“Non avevamo acqua, apparecchi radio per comunicare, non avevamo maschere per proteggerci dalla polvere. Ho perso un terzo della mia capacità polmonare dopo l’11 settembre. I tumori non saranno inclusi nel programma di cure mediche per i sopravvissuti , come me. Quello che chiediamo è che non si dimentichino di noi”.

Le cicatrici non sono solo fisiche, i superstiti possono avere gli stessi traumi di cui soffrono i veterani di guerra: depressione, incubi, turbe ossessive.

Tom Ryan lavorava con Brenda, due anni dopo la catastrofe ha lasciato tutto.

“Abbiamo fatto e visto cose impensabili, ci trovavamo di fronte resti umani, non erano corpi, erano parti di corpi.

Se aggiungiamo la perdita degli amici.. ..

Mi sento come inseguito da un cane da cui non ti puoi liberare.

Non importa cosa fai, puoi parlarne all’infinito, puoi prendere l’ultimo antidepressivo, l’inferno resterà sempre dentro di te”.