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Detenuti neri: mercenari di Gheddafi o semplici lavoratori?

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Detenuti neri: mercenari di Gheddafi o semplici lavoratori?

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In comune hanno il colore della pelle: nera. Ma possono essere mercenari di Gheddafi o semplici lavoratori stranieri. Distinguerli è diventata una delle sfide degli insorti. A Tripoli, in un campo sportivo adibito a carcere, ci sono centinaia di detenuti, sospettati di avere combattuto per il colonnello: “Li abbiamo radunati qui per proteggerli dalla popolazione locale – dice il direttore del carcere Jamel al Ghazzavi ai microfoni di euronews -. Per questo lo abbiamo fatto. Cerchiamo di separare quelli che hanno combattuto per Gheddafi – che saranno processati – dagli altri – che saranno liberati. Ne abbiamo già rilasciati parecchi”.

I prigionieri dicono di essere innocenti e di essere in Libia per lavoro. Negli ultimi decenni nel Paese sono arrivate centinaia di immigrati dall’Africa sub-sahariana che hanno trovato un impiego in vari settori, come l’edilizia. Ma sono arrivati anche uomini assoltati da Gheddafi. Stabilire la differenza, ora, è difficile. “Non sono poliziotti o soldati. Sono povera gente. Non sono soldati, non sono spie, non sono nulla di tutto questo – dice la moglie di un detenuto -. Sono dei poveri sfortunati. Sono qui per guadagnarsi il pane. Nessuno della mia famiglia fa parte dell’esercito”.

Il Consiglio Nazionale di Transizione ha fatto appello ai combattenti affinché i detenuti non siano maltrattati. Ma Amnesty International parla di un potenziale rischio di abusi, in un Paese dove il nuovo governo deve scegliere se porsi come quello della tolleranza o della vendetta.