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Ostacoli e prospettive per la Libia del post Gheddafi

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Ostacoli e prospettive per la Libia del post Gheddafi

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La guerra in Libia non è chiusa, il colonnello Gheddafi è introvabile e minaccia battaglia. Eppure per il paese si sta avviando una nuova fase: quella della ricostruzione.

Fare pulizia di quanto resta del vecchio regime e delineare un futuro democratico sarà il compito prioritario della nuova dirigenza, che tuttavia deve fare i conti con le necessità immediate della popolazione, privata di acqua potabile, medicinali, generi alimentari di base.

Già prima della conferenza di Parigi era chiaro che il Consiglio nazionale transitorio non sarà solo. Tra i paesi che hanno partecipato alla missione militare della Nato e tra quelli che l’anno criticata, in molti ambiscono a una fetta dei contratti che si apriranno in Libia.

Ma le divergenze che si affacciano tra i membri del CNT rischiano di ostacolare il processo di pacificazione. Per la comunità internazionale, l’incubo peggiore sarebbe ripetere gli errori commessi in Iraq.

Diverse riunioni si sono svolte per delineare le priorità politiche ed economiche per la Libia del dopo Gheddafi. Quali sono le sfide che il Paese dovrà affrontare? Lo abbiamo chiesto al professor Hasni Abidi del Centro di studi e ricerche per il mondo arabo e il Mediterraneo.

Aissa Boukanoun, euronews: “Quale ruolo ci si deve attendere ora per la Francia e gli altri Paesi che hanno partecipato alla campagna militare in Libia?”

Hasni Abidi: “E’ vero che Francia e Regno Unito hanno guidato le operazioni militari contro il regime di Gheddafi, per aiutare i ribelli a spodestarlo. Ma io credo che sia importante per la Libia sviluppare un sistema nuovo, nuove istituzioni che aiutino a governare il Paese, perché la Libia non ha istituzioni a parte quelle condotte da Gheddafi. Le sfide sono difficili e io non penso che il Consiglio nazionale di transizione sia in grado di affrontarle da solo”.

Aissa Boukanoun, euronews: “Quale dovrebbe essere secondo lei la strategia per disarmare i ribelli e le truppe lealiste, in modo che le armi restino solo nelle mani delle forze di sicurezza ufficiali?”

Hasni Abidi: “Sappiamo che tra i ribelli militano dei gruppi estremisti; e sappiamo anche che circola nel territorio un gran numero di armi provenienti anche dai Paesi alleati e perfino dal contrabbando lungo le frontiere. E’ difficile ora riuscire a raccogliere tutte queste armi”.

Aissa Boukanoun, euronews: “Come giudica le relazioni tra Libia e Algeria ora che Algeri ha accolto parte della famiglia di Gheddafi nel suo territorio?”

Hasni Abidi: “Non penso che avere accolto membri della famiglia Gheddafi per ragioni umanitarie rischi di mettere fine alle relazioni tra Algeria e Libia. C‘è un’ala pragmatica e realistica nel Consiglio nazionale di transizione che tende a costruire relazioni costruttive con i Paesi confinanti, soprattutto l’Algeria”.

Aissa Boukanoun, euronews: “Pensa che la Libia, privata di pluralismo politico dal 1969 sia ora pronta per sperimentare la democrazia?”

Hasni Abidi: “Ha suscitato paura la notizia che fanno parte dei ribelli alcune organizzazioni che hanno combattuto in Afghanistan, come Aljama’a Almoqatia, capeggiata da Bilhaj, l’attuale responsabile del consiglio militare di Tripoli. C‘è il timore che tali organizzazioni possano avere un ruolo nel sistema politico. E’ perciò che il Consiglio nazionale transitorio non è pronto a governare da solo, ma è da considerare uno strumento per aiutare la transizione verso un sistema politico”.