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Tripoli, viaggio nella repressione di Gheddafi

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Tripoli, viaggio nella repressione di Gheddafi

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A Tripoli, la prigione di Abu Salim è un simbolo del regime di Gheddafi. E’ considerata un luogo di sistematica violazione dei diritti dell’uomo. Si parla, ma non ci sono prove storiche, di due stragi di prigionieri perpetrate qui negli ultimi anni.

L’inviato di euronews Jamel Ezzedini l’ha visitata accompagnato da due ex detenuti per motivi politici.

“Dio ci fece un regalo, nel 1998 – dice Yunis, che ha scontato qui 16 anni -. Là c’era un buco dove era stata nascosta una radio. Tutti i prigionieri l’ascoltavano. Era solo una radio, ma Dio fece in modo che le guardie non vedessero”.

Yunis è stato liberato dal carcere il 24 agosto scorso, insieme a Abu Baker, che ha trascorso 15 anni in questa prigione.

“Quando vedevano che un prigioniero violava le regole, se per esempio guardava verso l’alto, lo fermevano sotto il sole e mandavano gli altri detenuti nelle loro celle. Poi le guardie attaccavano il prigioniero in punizione e lo torturavano”.

L’inviato di euronews: “Le storie di Abubaker e Yunis non sono diverse da quelle di centinaia di altri prigionieri che sono passati nel famigerato carcere di Abu Salim. Per anni, torture e umiliazioni sono state la regola. La lunga detenzione ha ferito i loro corpi ma non ha mai piegato la loro fede in un futuro migliore per la Libia, al di là degli slogan del regime”.