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"Ricostruire la Libia da zero"

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"Ricostruire la Libia da zero"

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Arrivando a Tripoli i segni di sei mesi di guerra sono evidenti.

La capitale libica è in standby, in attesa che i combattimenti finiscano e che la visione del futuro più prossimo si faccia più chiara.

Futuro per il momento nelle mani del Consiglio nazionale di transizione.

Nel corso di una conferenza stampa, qualche giorno fa, il CNT parlando delle sfide che verranno, ha sottolineato il fatto che in Libia tutto è da costruire.

“Capiamo che ci mancano molte istituzioni, iniziamo da zero. Ma con l’aiuto di tutti credo che saremo in grado di far il nostro meglio”.

Quali sono i punti in comune dei ribelli che la settimana scorsa celebravano la vittoria a Tripoli e quelli che la salutavano a Bengasi?

Nessun punto di contatto a priori. Ma gli insorti dell’est, che hanno fatto tremare fin dall’inizio il regime del Colonnello, non avrebbero potuto arrivare fino alla fine senza l’aiuto giunto da ovest.

La coabitazione sarà prima di tutto geografica.

Ma le differenze non sono solo geografiche.

C‘è ben poco in comune anche tra l’ex ministro della Giustizia di Gheddafi, Mustapha Abdel Jalil che, dopo aver voltato le spalle al raìs, è diventato il leader politico dei ribelli, il numero due del CNT, Mahmoud Jibril, vera mente della rivoluzione, docente d’economia a Pittsburg e vicino agli Stati Uniti e ancora Abdelhakim Belhaj, leader dei ribelli di Tripoli, vicino a Al Qaeda.

Le differenze libiche hanno portato, alla fine di luglio, all’assassinio, in circostanze ancora poco chiare, del comandante militare Yunes. Vendetta interna? Per anni Yunes ha portato avanti la lotta contro l’islam integralista.

Un contesto non semplice, in cui diventa essenziale per il CNT moltiplicare gli incontri diplomatici e mostrare sforzi e risultati così da non perdere l’appoggio della comunità internazionale.

A metà mese, il Consiglio di transizione ha presentato il suo calendario d’azione.

Dopo il trasloco a Tripoli, il Consiglio vuole formare un governo ad interim entro un mese, governo che dovrà organizzare le consultazioni per eleggere un’assemblea costituente, a questa il compito di redigere la nuova costituzione che sarà sottomessa a referendum popolare.

Una transizione che sarà fatta entro i prossimi 20 mesi, almeno sulla carta.

Lo scenario piu probabile è l’instaurazione di un sistema federale che permetterebbe di rispettare le differenze libiche evitando la fine anticipata del Consiglio stesso.

Ma ecco, le sfide libiche secondo l’esperoto Daniel Serwer, docente alla Johns Hopkins, scuola di studi internazionali avanzati.

James Franey, euronews

-Quali sono le sfide che attendono il Consiglio di transizione?

Daniel Serwer, Johns Hopkins school of advanced international studies

“Stabilizzare Tripoli innanzitutto. E rimettere l’industria del petrolio e del gas in movimento nelle prossime settimane.

Il Consiglio Nazionale di Transizione era più rappresentativo di Bengasi di quanto non lo fosse del resto del Paese, quando Gheddafi controllava ancora l’ovest della Libia .

Adesso il Cnt deve essere riconosciuto in tutto il Paese e deve scegliere un governo in grado di fornire servizi alla popolazione. Se non si ha l’acqua e l’elettricità, la gente comincerà a perdere la pazienza”.

-Che ruolo dovrebbe assumere la comunità internazionale?

“Un ruolo di supporto, con i libici che spiegano di cosa hanno bisogno.

Non sarà come in Iraq o in Afghanistan, la Labia sarà responsabile della propria ricostruzione e della propria stabilizzazione. La comunità internazionale avrà un ruolo di sostegno”.

- Chi dovrebbe ricoprire un ruolo di guida, l’Europa o gli Stati uniti?

“L’Europa, per gli interessi vitali che ha in questa regione, petrolio e gas, per il problema dell’immigrazione, che dovrebbe evitare, ma allo stesso tempo, ritengo che il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe stabilire degli obiettivi

che libici e comunità internazionale possono condividere.

Una Libia più democratica, una Libia unita, in grado di governarsi da sola, che tratta tutti i suoi cittadini come persone. Ma ci sono divisioni tribali, tra est e ovest, divisioni religiose e secolari, c‘è ancora una forte resistenza delle forze pro-Gheddafi.

Tutti elementi che possono creare problemi, se le cose si mettono bene, possono essere catastrofici nel peggiore dei casi”.

-Vorrebbero indire le elezioni entro 240 giorni, crede che sia un obiettivo ambizioso?

“È meglio avere una scadenza e cercare di ottemperarla, piuttosto lasciare le cose al proprio corso.

Si tratta di una rivoluzione come quella che c‘è stat in Tunisia, in Egitto, dove le istituzioni attuali stanno provvedendo a gestire il momento di transizione.

La difficoltà in Libia è che non ci sono ancora forti istituzioni”.

-Il CNT come gestirà la macchina del petrolio?

“Sembra volere mantenere i contratti esistenti. La distribuzione dell’introito del petrolio nel Paese ha posto problemi in tutti i Paesi produttori.

Il denaro va direttamente al governo, che farà quello che vuole senza dover rendere conto a nessuno.

È un aspetto poco positivo delle entrate che provengono dal petrolio, da evitare direi. Ma non ho visto ancora una proposta da parte del CNT”.