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Libia, appello alla pace da un guerriero di Gheddafi

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Libia, appello alla pace da un guerriero di Gheddafi

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Gli ospedali di Tripoli traboccano di feriti: tra di loro, combattenti di entrambe le parti. In questo reparto visitato dall’inviato di euronews Jamel Ezzedini sono ricoverati soldati lealisti, tenuti separati dai ribelli. C‘è poi una camera, completamente isolata, che ospita un ferito importante: è Mustafa Saeed Awedat, figlio di uno dei generali più vicini a Gheddafi e membro della stessa famiglia del dittatore.

“Non ho combattuto in prima linea – racconta -, sono sempre rimasto a Tripoli, non ne sono mai uscito. Voglio inviare un messaggio a tutto il popolo libico, oltre che alla mia famiglia, ai miei fratelli: tutti coloro che sono vicini a Muhammar Gheddafi continuino a essergli fedeli, ma senza spargimenti di sangue. La rivoluzione del 17 febbraio è scoppiata nel nome della libertà e della democrazia. Non lasciate che la libertà di parola sia costruita sul sangue dei fratelli, non lasciate che sia ridotta come le mie gambe…”
“Non lasciate che l’odio tra di voi vi renda nemici. Non è come dicono, la Libia non è divisa in tribù, è una sola entità, la tribù di Libia”.