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Libia: il racconto della ragazza costretta a uccidere gli insorti

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Libia: il racconto della ragazza costretta a uccidere gli insorti

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“Quasi tutte le forze di Gheddafi se ne sono andate dal quartiere di Abu Salim a Tripoli, ma sul terreno hanno lasciato parecchi morti e feriti. Tra loro, una ragazza di appena 19 anni. Era una tiratrice scelta. Ora è accusata di avere ucciso 16 insorti. È stata vittima di stupro da parte dei soldati di Gheddafi, ma questo non lo vuole dire”.

Quella che ha raccolto uno degli inviati di euronews in Libia, Mustafa Bağ, è la testimonianza di una persona che si è trovata con le spalle al muro, schiacciata tra le parti del conflitto, nel quale, involontariamente e senza saperlo, è entrata prima ancora che questo iniziasse.

Euronews ha scelto di non rivelarne l’identità. Leila – usiamo questo nome fittizio – era stata costretta dal nonno ad arruolarsi in un corpo d‘élite delle forze di Gheddafi, prima dell’inizio delle ostilità. Nei giorni scorsi si è trovata in mezzo al fuoco di Abu Salim. Si è lanciata dal secondo piano di un edificio per cercare di fuggire dalla battaglia in corso.

Ferita anche da colpi di arma da fuoco, è stata trasportata all’ospedale dagli insorti. Ai microfoni di euronews racconta la sua storia: “Mi hanno dato un’arma – dice -. Ogni volta mi portavano una o due persone, mi chiedevano di uccidere. Mi stavano intorno sempre, due stavano di fianco a me, uno dietro, e mi dicevano: ‘uccidili, o sarai uccisa’. Poi hanno portato altri insorti sotto alcuni alberi e mi hanno chiesto di sparare. Ho sparato, ma ogni volta voltavo lo sguardo prima di sparare.

L’inviato di euronews Mustafa Bağ le chiede poi: “Come la fa sentire questo compito che le hanno affidato?” “Mi addolora – risponde con un filo di voce -, mi addolora”. Le si chiede poi come l’abbiano trattata i militari di Gheddafi? “Non bene – risponde – non bene”.