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Jobs lascia la guida di Apple, si apre l'era Cook

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Jobs lascia la guida di Apple, si apre l'era Cook

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Il visionario dell’era digitale esce di scena, ora ci si interroga sull’era post-Steve Jobs. A 56 anni il fondatore di Apple, da tempo malato di cancro, lascia il posto di amministratore delegato e resta come presidente.

Jeans e maglietta nera, le sue conferenze di presentazione dei prodotti Apple entreranno nella storia della comunicazione. Prima l’iPod, poi nel 2007 l’ingresso nella telefonia mobile con l’iPhone, infine l’iPad che crea un nuovo mercato, quello dei tablet.

Le redini della società, che Jobs aveva rilanciato alla fine degli anni novanta dopo il fallimento rischiato durante la sua assenza, passano a Tim Cook. Cook svolgeva le sue funzioni già dal 17 gennaio da quando Jobs si era messo in aspettativa per malattia.

Ora esperti e consumatori si chiedono quali scenari si apriranno. “La carattestica principale di Apple”, dice un residente di Tokio, “è stata sempre quella di creare nuovi prodotti, ora temo che possa subire un freno”.

Ottimista Mark Newman, ex direttore strategico di Samsung, ora analista alla Global memory and consumer electronics of Stanford C.Bernstein. “Credo che nel breve periodo non sia un grande cambiamento”, afferma. “Potrebbe esserci un sentimento negativo, un fattore di paura, perché Steve Jobs ha rappresentato un enorme cambiamento per Apple. Comunque credo che nel breve periodo non ci saranno grandi trasformazioni. Apple ha un ciclo produttivo abbastanza lungo e la prossima generazione di prodotti è stata già disegnata”.

Nell’immediato i concorrenti asiatici di Apple, Samsung e Sony, hanno guadagnato in borsa dopo le dimissioni di Jobs. Resta da vedere se cambieranno i rapporti di forza nel settore. Il primo test per l’era Cook sarà l’annuncio previsto per l’autunno di un nuovo modello dell’iPhone.