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“Sistematiche, gravi, ripetute violazioni dei diritti umani come esecuzioni arbitrarie, uso sproporzionato della forza, persecuzioni e uccisione dei manifestanti”. Sono le motivazioni che hanno spinto l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ad approvare una risoluzione di condanna della repressione in Siria. Una decisione presa con 33 voti a favore, 9 astensioni e nonostante il parere contrario di Russia e Cina e che apre la strada all’invio di una commissione d’incheista indipendente.

Intanto l’opposizione siriana in esilio, dopo 4 giorni di vertice a Istanbul, ha sancito la nascita del Consiglio Nazionale. Organo che in vero rappresenta solo alcune correnti sunnite.

“Siamo contrati ad ogni intervento militare internazionale” spiega Louay Safi del Syrian American Council. “Ovviamente vorremmo lavorare con la comunità internazionale, che si appoggi la richiesta di democrazia ed aumenti la pressione diplomatica”.

Entro due settimane il Consiglio – che ha scartato la dicitura “Transitorio” per evitare accostamenti con la Libia – si riunirà per eleggere i membri della direzione e della segreteria.

“Al vertice di Istanbul l’opposizione siriana ha compiuto un passo importante verso l’unità. Ora il loro scopo è nominare un leader che sia il più rappresentativo possibile”. Bora Bayraktar, Euronews, Istanbul.

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