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Libia, si combatte a Tripoli. Il regime: nessuna resa

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Libia, si combatte a Tripoli. Il regime: nessuna resa

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L’offensiva finale è cominciata in Libia. Le linee ribelli sono a una ventina di chilometri da Tripoli. Ma già nella capitale risuonano le armi. Da sabato notte, sono infatti in atto scontri a fuoco in alcuni quartieri della città tra le truppe lealiste e gruppi di insorti. Le forze di Gheddafi avrebbero subito una trentina di vittime.

Il Consiglio nazionale transitorio, ora riconosciuto anche dalla Tunisia come rappresentante legittimo del popolo libico, coordina l’avanzata delle sue forze con la Nato che prosegue le operazioni aeree.

Il regime ammette che gruppi isolati di ribelli siano a Tripoli, ma assicura che non deporrà le armi e incoraggia il popolo a eliminare i traditori.

“Alla fine vinceremo, la nostra posizione è solida”, sostiene Saif al Islam, uno dei figli del colonnello, che poi denuncia come prive di fondamento le voci secondo le quali Muammar Gheddafi sarebbe scappato a bordo di aerei o elicotteri venuti per portarlo in salvo.

E’ intanto giunta la conferma dal ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, che l’ex numero due del regime libico, Abdessalem Jalloud, si trova attualmente in Italia, dopo essere fuggito da Tripoli e essersi unito alla ribellione. Altre defezioni potrebbero seguire, mentre i ribelli si dicono disposti ad accettare un accordo con Gheddafi per consentirgli di lasciare il paese.