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Siria: non si ferma la repressione di Bashar al Assad

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Siria: non si ferma la repressione di Bashar al Assad

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Ventiquattresimo venerdì di protesta in Siria. Le forze di sicurezza legate a Damasco continuano a usare la violenza per schiacciare gli oppositori.

Secondo alcuni gruppi di attivisti gli agenti avrebbero aperto il fuoco contro i manifestanti in diverse città del Paese e le vittime sarebbero almeno una ventina.

False promesse dunque quelle di Bashar al Assad. Il presidente siriano, in un colloquio telefonico con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, aveva assicurato che non avrebbe più fatto ricorso alle armi e alla violenza.

E mentre suscita sdegno un video girato a bordo di un pullman nel quale i militari, a suon di percosse, costringono i prigionieri a inneggiare al numero uno di Damasco, sembrano cadere nel vuoto le richieste di Washington e di Bruxelles perché al Assad lasci consentendo una transizione del Paese verso la democrazia.

Intanto più di quaranta sigle di attivisti e dissidenti si sono riunite in una coalizione che chiede uno Stato civile e democratico che garantisca libertà, ugaglianza, dignità e rispetto dei diritti umani. Ma per prima cosa le dimissioni del quarantacinquenne presidente.