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Carestia e profughi in Somalia

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Carestia e profughi in Somalia

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In meno di un mese i 191 stati membri della Fao si sono riuniti a Roma per far fronte all’emergenza carestia nel corno d’Africa.

Per combattere siccità e fame e riorganizzare l’agricoltura l’Onu chiede un miliardo di euro solo per la Somalia.

Sui 161 milioni sollecitati con estrema urgenza dalla Fao solo 57 milioni sono stati di fatto ricevuti o promessi.

La piaga colpisce 3,6 milioni di persone in Somalia, 12 milioni in tutto il corno d’Africa.

Un’emergenza che non può essere più ignorata, i 57 paesi dell’Organizzazione della Conferenza islamica, riuniti a Istanbul, si sono impegnati a dare 244 milioni di euro, Londra ha promesso di staccare un altro assegno da 33 milioni, e altri 73 milioni arriveranno dagli Stati Uniti.

Ma una volta raccolti i fondi, il problema ,almeno in Somalia, è raggiungere le popolazioni locali. A aggravare la crisi qui è la mancanza di uno stato centrale, un governo di transizione debole e le milizie islamiche Al Shabab che controllano quasi tutte le regioni per cui è stato decretato lo stato di carestia.

In queste aree gli aiuti non arrivano proprio.

Come è avvenuto a Kisimayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche ne hanno impedito la distribuzione.

Al danno si aggiunge la beffa: secondo un giornale britannico, importanti quantità di derrate alimentari inviate dal governo giapponese e kwaitiano, sono state nascoste per poi essere vendute nei mercati di Mogadiscio.

Sacchi di grano e farina, biscotti, trattamento d’emergenza contro la malnutrizione, con il timbro Onu, fanno bella mostra di sè sugli scaffali dei mercati della capitale.

Circa l’1% degli aiuti alimentari mondiali non arriverebbero alle popolazioni locali e sarebbero rivenduti illegalmente, stando a dati Onu.

Una denuncia non nuova per il Programma mondiale per l’alimentazione, che già durante la carestia del 1991 e 1992 dovette far fronte a una situazione simile, in cui i signori della guerra e le loro milizie gestivano di fatto gli aiuti umanitari.

Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato decretato lo stato di carestia, portandole in tutto a cinque. La situazione non migliorerà almeno fino al prossimo gennaio, secondo gli operatori umanitari.

Chi può fugge. Ogni giorno giorno migliaia di persone partono, la maggiorparte verso l’immenso campo per i rifugiati di Dadaab, in Kenya. Camminano per giorni per raggiungere il confine e il centro d’accoglienza dove ricevere cibo e aiuti.