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Libia: si avvicina la fine di Gheddafi

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Libia: si avvicina la fine di Gheddafi

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Sono arrivati alle porte di Tripoli i ribelli che da mesi combattono il regime di Gheddafi. Malgrado le smentite da parte dei vertici libici, le truppe degli insorti hanno ormai accerchiato la capitale.

Al colonnello e ai suoi fedeli sembrano restare ben poche opzioni.

Tra queste non è da escludere la possibilità di combattimenti furiosi fino al bagno di sangue, anche se non tutti gli abitanti di Tripoli potrebbero essere disposti a battersi sottolinea uno dei portavoce dei militari ribelli:

“Non penso che tutti i cittadini di Tripoli siano pronti a lottare contro la rivoluzione – dice Ahmed Omar Bani – Ma in molti sono coinvolti in omicidi. Hanno partecipato ai crimini del regime. Combatteranno perchè non hanno nessun altro posto dove andare”.

Queste immagini girate ieri nella capitale sembrano testimoniarlo. Il clima è di tensione, ma nella città i cittadini si preparano a rispondere all’offensiva per respingere i ribelli.

In religioso silenzio i fedeli di Gheddafi sempre ieri hanno ascoltato la voce del loro leader che in un messaggio diffuso via radio incitava alla resistenza: “Prendete le armi – ha detto Gheddafi – preparativi alla battaglia, liberate la Libia”.

Dei negoziati sarebbero in corso in Tunisia, anche se i ribelli hanno smentito, in un albergo di Djerba lontano dai clamori.

In gioco c‘è, oltre il dittatore, la stabilità di un paese tanto attraversato da lotte tribali.

Si parla tra le opzioni di un accordo per un esilio di Gheddafi all’interno della Libia. Forse in una località remota nel deserto. Una possibilità difficile da immaginare, dopo una guerra sanguinosa.

Altra opzione è quella dell’arresto per poi consegnare Gheddafi alla giustizia. Anche questa appare poco plausibile: il mandato di arresto spiccato lo scorso giugno non ha ricevuto la collaborazione dell’Unione Africana.

La carta dell’esilio all’estero vede una lunga lista di paesi che si sono detti disposti ad accogliere il colonnello. I suoi amici sono in Africa, ai vertici di Eritrea, Senegal, Uganda e Sudafrica. Dall’altra parte dell’oceano in Venezuela e a Cuba.

L’ultima opzione, la più radicale è l’uccisione di Muammar Gheddafi. Una soluzione che oltre a far sorgere una questione etica si lega al rischio di fare di Gheddafi un martire, ossia un’icona per l’eternità.