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Siria: ancora un venerdì di proteste e morti

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Siria: ancora un venerdì di proteste e morti

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Il secondo venerdì del Ramadan in Siria è ritmato ancora una volta dalle proteste contro il presidente Bashar al Assad.

Al grido di “Non ci piegheremo”, migliaia di persone hanno manifestato in tutto il paese dopo la preghiera del mattino. Fonti dissidenti denunciano più di una quindicina di morti.

Gli scontri più gravi a Deir el Zor, al confine con l’Irak. Pugno di ferro anche a Damasco, Aleppo, a Homs e nel nord ovest del paese.

Cortei anche a Hama, una città distrutta dove il governo parla di ritorno alla calma e dove i giornalisti sono potuti entrare per la prima volta da mesi.

L’esercito, denuncia la popolazione, spara sui fedeli e sui luoghi di culto: “Guardate, questi sono i proiettili di una contraerea”, racconta una donna di Hama, “Con questi hanno sparato contro le moschee. Sapete chi intendono parlando di terroristi? Bambini…sì, hanno sparato ai bambini e alle donne e li hanno gettati nel fiume. Dio maledica i soldati come questi”.

Il governo ha promesso riforme ma intanto non ferma la repressione, costata già 2 mila vittime.

Secondo Barack Obama, la Siria “sarebbe un posto migliore senza Bashar al Assad”, che ha perso gni legittimità e che si è messo contro il suo stesso popolo.