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L'Onu in panne, Damasco no. Ancora sangue e violenze

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L'Onu in panne, Damasco no. Ancora sangue e violenze

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Le nuove sanzioni statunitensi e l’accresciuta pressione diplomatica non fermano le violenze in Siria.
 
Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu è rimasto paralizzato dalle divisioni interne, Damasco è tornata a intensificare la repressione.
 
Una quindicina le vittime contate nelle ultime ore dagli oppositori del presidente Bashar Al Assad. La maggior parte nella città di Qousseir, dove i blindati avrebbero fatto irruzione all’alba. Testimoni parlano però di blitz dell’esercito anche nella provincia di Idlib, prossima al confine turco.
 
All’indomani dell’annunciato ritiro da Hama, la città simbolo della rivolta mostrata dagli ufficiali siriani a un gruppo di giornalisti appare come un teatro di guerra, ormai pattugliato solo da sparuti gruppi di soldati.
 
Fumata nera intanto dal Consiglio sicurezza delle Nazioni Unite. La riunione di mercoledì si è risolta in un nulla di fatto, ma il sottosegretario generale Taranco ha parlato di “violazioni scioccanti dei diritti umani”.
 
Accuse a cui l’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar Ja’afari ha risposto cavalcando l’attualità. “E’ molto indicativo e istruttivo – ha detto -, sentire il premier britannico parlare di gang, in relazione a quanto sta accadendo nel suo paese. Ci chiediamo allora perché non ci venga permesso di usare lo stesso termine, in proposito alla nostra situazione interna”.
 
Alla rabbia della piazza, che ormai ogni giorno piange i morti della repressione, Damasco ha poi risposto tramite il suo ministro degli esteri, che ha promesso una “Siria libera e pluralista entro la fine dell’anno”.