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Londra: gli scontri di oggi come 30 anni fa

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Londra: gli scontri di oggi come 30 anni fa

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Nuova quanto inattesa l’ondata di violenza che sta travolgendo il Regno Unito.

Iniziati alla periferia di Londra, gli scontri si stanno estendendo a altre città.

Bande criminali all’origine delle violenze, è questa l’analisi dei politici.

Un’analisi che sta stretta a molti secondo cui le cause del malessere sono le stesse che portarono alle rivolte degli anni Ottanta.

Nel 1981 Londra è messa a ferro e fuoco, epicentro della rivolta gli stessi quartieri che sono sotto i riflettori oggi. Si tratta di zone tra le più svantaggiate e multietniche della capitale.

A Brixton nel 1981 come nel 2011 tutto inizia a causa della morte di un giovane nero ucciso dagli agenti.

Un malessere che i clash cantarono due anni prima nella “Guns of Brixton”.

Malessere che ritroviamo negli scontri di oggi.

Se la convivenza tra la polizia e i giovani di questi quartieri è migliorata, resta ancora molto lavoro da fare. Questi quartieri infatti sono i primi a risentire di una situazione economica che si degrada.

“Si tratta di un grido d’aiuto perché la polizia li prende di mira senza motivo”.

“Vogliamo essere ascoltati, vogliamo giustizia, vogliamo anche noi il nostro pezzo di torta, viviamo a Brixtone e non riceviamo niente da nessuno. Siamo stanchi . Ne abbiamo abastanza. Abbastanza”.

“Stiamo bene con quello che abbiamo, stiamo bene con un sistema che ci prende tutto ciò che guadagniamo e non ci permette di pagare neppure il mutuo?”.

Le disparità sono molto forti nel Regno Unito, il 10% dei britannici più ricchi possiede 100 volte più di quello che ha il 10% dei più poveri.

Il coefficiente Gini misura la disuguaglianza della distribuzione del reddito e della ricchezza, è passato da 0,27 a 0,38 negli ultimi 30 anni .

Il tasso di disoccupazione oltre Manica è pari quasi all’8%, ma schizza a più 20% tra i giovani d’età compresa tra i 16 e 24 anni.

Diane Abbott, deputata laburista:

“Queste comunità si sentono sotto pressione per tutta una serie di ragioni, che hanno a che vedere con la situazione economica, con i tagli all’educazione e alla spesa pubblica e i tagli a venire”.

Una rivolta annunciata insomma, che forse si poteva contenre. Le politiche di governo hanno dato invece un colpo di acceleratore.