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Mubarak: un ex presidente alla sbarra

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Mubarak: un ex presidente alla sbarra

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Un venditore ambulante si dà fuoco in Tunisia,

è il dicembre 2010.

Il presidente Ben Ali è cacciato in gennaio.

Comincia così, quasi per caso la primavera araba, che coinvolgerà subito dopo anche l’Egitto.

Al Cairo la rivolta cova sotto una parvenza di normalità da mesi.

Alle legislative di fine 2010, il partito nazionale democratico al potere stravince con una maggioranza schiacciante. L’opposizione denuncia brogli.

Denuncia che prende proporzioni mai viste prima: gli egiziani scendono in piazza chiedendo le dimissioni del rais.

Tre settimane di mobilitazione, prima che servono a stanare Mubarak, il 10 febbraio rivolgendosi alla nazione dirà “Che Dio ci protegga”.

Parole che preludono alla fuga, l’indomani Mubarak su un elicottero lascia la sua residenza mettendo fine a 30 anni di potere.

“Abbiamo alla sbarra un ex presidente, l’ex presidente del più grande Paese arabo. Per la prima volta nel mondo arabo un ex presidente è processato”. Non si tratta di un presidente qualsiasi, per 30 anni Hosni Moubarak ha governato il Paese tenendo stretti legami con l’Occidente. È la guerra del Kippur contro Israle, nel 1973, ca catapultarlo in prima fila sulla scena nazionale: all’epoca Mubarak è comandante

delle Forze Aeree Egiziane e vice-ministro della Guerra. Dopo il conflitto è promosso al rango di Maresciallo dell’Aria.

Poco carismatico, prende le redini del Paese dopo l’assassinio del presidente Sadat. sarà rieletto nell’87, nel 93, 99 e 2005 con quasi il 90% dei consensi.

Come il suo predecessore, si impegna personalmente nei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, diventando un attore principale del processo in Medio Oriente.

Il suo profilo moderato gli vale il consenso dell’Occidente.

Leader indiscusso nel mondo arabo, è fedele alleato di Washington.

In cambio di miliardi di dollari, garantisce l’apertura del canale di Suez, la pace con Israele e cerca di contenere il fondamentalismo.

Ricco e potente, la sua fortuna è stimata intorno a 40- 70 miliardi. Dovrà rispondere di fronte alla giustizia anche di questo.