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Il Faraone in un aula di giustizia

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Il Faraone in un aula di giustizia

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E’ l’immagine simbolo che arriva dall’Egitto. Hosni Mubarak, il dittatore che per 30 anni ha guidato il paese è sdraiato in barella dentro una gabbia.

Il volto livido, la voce tremula l’ex presidente è chiamato a render conto delle violenze ordite ai danni del suo popolo.

Si dichiara non colpevole. Assieme a lui anche i due figli Alaa e Gamal, sei ufficiali e l’ex ministro degli interni Habib al-Adli accusato di aver ordinato alla polizia di sparare sui manifestanti della piazza Tahir.

L’Egitto non dimenticherà questo mercoledi 3 agosto. Una giornata ad alta tensione in cui ci sono stati anche tafferugli tra sostenitori e oppositori dell’ex presidente davanti all’accademia di polizia del Cairo in cui si è tenuta l’udienza.

La maggior parte degli egiziani ha pero’ seguito l’evento con gli occhi incollati alla televisione.

“Sono felice perchè uno dei principali obiettivi della rivoluzione è stato centrato – spiega questo signore – stiamo processando un gruppo di corrotti e l’uomo che di questa corruzione è stato il simbolo”

Otto mesi dopo la rivolta di gennaio la “primavera araba” riprende vigore. I sostenitori della svolta democratica cominciano a raccogliere quanto seminato. All’orizzonte ci sono le elezioni. Il passato verrà giudicato in tribunale ma il futuro è ancora da costruire.