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Le ripercussioni in Asia della crisi Usa

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Le ripercussioni in Asia della crisi Usa

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ll rischio di default americano ha avuto ripercussioni anche oltreatlantico.

Attendendo il voto del Congresso gli scenari più neri sono stati evocati in Europa e in Asia.

I Paesi asiatici nel complesso hanno circa 3mila miliardi di dollari di riserve valutarie in titoli Usa, di cui oltre 1.160 miliardi detenuti dalla sola Cina, ma anche il Giappone ha forti investimenti come, anche se in minor misura, Taiwan, Thailandia, Singapore, India e Corea del Sud.

Secondo gli analisti, una perdita di credibilità dei titoli Usa comporterebbe un deprezzamento di numerose valute asiatiche.

Stamani i giornali cinesi erano piuttosto critici, l’accordo, raggiunto alla camera, grazie soprattutto al lavoro di diplomazia nei corridoi di capital hill, scongiura il rischio di un default ma non quello di un abbassamento della valutazione del debito pubblico americano da parte delle agenzie di rating.

Guang Jianzhong:

“Da un punto di vista finanziario, l’America naviga in cattive acque, probabilmente verrà varato un nuovo piano d’emergenza che consentirà di sostenere l’economia, ma alla fine questa non è la soluzione, anzi ldirei che la cura è peggiore del male”.

Nel grafico i principali detentori di Buoni del Tesoro Usa. Dopo Cina e Giappone, abbiamo Regno Unito e Svizzera: 1160 miliardi per la Cina; 1132 per il Giappone, 1124 per il regno Unito e 747 per la Svizzera.

Ma quasi la metà del debito il Paese l’ha con se stesso, infatti circa 6000 miliardi di buoni del tesoro, (per la maggioranza fondi fiduciari per finanziare il sistema del welfare e la costruzione di infrastrutture) sono detenuti dalla Federal Reserve e dagli enti governativi statunitensi.

L’accordo di oggi rimanda solo la soluzione del problema.

La crescita americana è lenta e i tagli alla spesa potrebbero rallentarla ulteriormente.

Se ci sarà un downgrade da parte delle agenzie di rating, la frenata potrebbe essere anche piu’ forte. Standard & Poor’s ha messo sotto osservazione il rating degli Stati Uniti minacciando un possibile downgrade nei prossimi 3 mesi.