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Cina: nuova frontiera della contraffazione

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Cina: nuova frontiera della contraffazione

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Un clone perfetto: se non fosse che i mobili vengono ordinati e non si comprano impacchettati, nel ristorante si mangia cinese e non svedese e il nome non è Ikea ma “11 Furniture”.

Benvenuti a Kunming, nel sudovest della Cina, già nota per la catena di Apple Store scoperta da una blogger americana.

Le multinazionali preferiscono investire nelle province costiere e il Sudest, lasciando inappagata la fame di prodotti occidentali nel resto del Paese.

La nuova tendenza è di non copiare il logo, ma tutto quello che sta intorno al logo: il look, il servizio e così via, spiega il fondatore di “Asia Access” Paul French. “Non si può dunque parlare di contraffazione: sembrano dei falsi ma non lo sono. E questo fenomeno sta andando avanti da tempo”, dice l’esperto di commercio asiatico.

Postate in rete, le immagini dei falsi Apple Store, così fasulli che anche parte dei dipendenti credevano di lavorare per l’azienda, hanno portato alla chiusura di due negozi sui cinque scoperti a Kunming. Sugli altri sono in corso verifiche.